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In quest’articolo voglio affrontare un tema che mi è molto caro: la cura della diastasi dei retti. La diastasi dei retti è una condizione clinica che colpisce sia gli uomini che le donne e che consiste nella eccessiva separazione delle fasce muscolari addominali lungo la linea mediana.

I muscoli, a seguito di uno stiramento dovuto a un forte aumento di peso o alla gravidanza, subiscono un conseguente prolasso che lascia un antiestetico effetto di addome flaccido. Il protocollo più efficace per curarla è senza dubbio l’addominoplastica.

 

Valutare la diastasi dei retti e curarla con il bisturi

 

Si parla di diastasi dei retti se la separazione tra le due fasce addominali è di almeno 2-3 dita. In molti casi, anche contraendo i muscoli, l’inestetismo non recede, al contrario si accentua. Sarebbe opportuno eseguire una valutazione precisa rivolgendosi al proprio medico o effettuando esami clinici quali la risonanza magnetica o l’ecografia. Sempre più pazienti si rivolgono a me per curare la diastasi dei retti in seguito alla gravidanza, colte dal timore di non poter più tornare in forma e di continuare a vivere il disagio del non piacersi. Sento di voler rassicurare tutte le donne che si trovano in questa condizione: la soluzione c’è ed è l’addominoplastica. Attraverso un’incisione all’altezza del pube, si interviene a livello muscolare, rimuovendo gli eccessi adiposi, per eliminare la separazione tra le fasce. Il risultato è permanente ed immediato: l’addome appare più tonico e la figura più snella e armoniosa. La migliore risposta per una mamma che vuole riscoprire il proprio fascino.

 

Mommy makeover: una domanda in crescita

 

I protocolli post operatori sono noti, ma il dato interessante è che un numero sempre maggiore di neomamme richiede interventi di “mommy makeover”. Si tratta di vere e proprie programmazioni chirurgiche complete di addominoplastica, mastoplastica additiva, mastopessi, lifting delle cosce e liposcultura. Il tutto per ritrovare serenità, autostima e benessere, importantissimi per vivere meglio.

Foto di Daniel Reche su Pexels

 


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La prova costume mette a dura prova anche le persone più sicure di se stesse. Soprattutto quando si tratta di scoprire la pancia e solo all’idea ci si sente a disagio. L’addominoplastica è l’intervento più indicato per ridurre le adiposità localizzate sul ventre. L’operazione consiste nella rimozione del grasso e della cute ed è consigliata in casi specifici come la cura della diastasi dei retti provocata dalle gravidanze o in seguito a una forte perdita di peso. Credo sia giusto specificare che l’addominoplastica non serve a controllare il peso ma a curare l’impatto delle oscillazioni della forma fisica.

L’addominoplastica è un grande intervento che, nella maggioranza dei casi, dà risultati permanenti e molto soddisfacenti. Ecco cosa può includere.

 

Come si esegue e quali indicazioni terapeutiche seguire

 

Le tecniche di esecuzione dell’intervento sono molteplici a seconda se si sceglie di trattare l’addome in maniera parziale o totale. In genere, si agisce con un’incisione poco sopra il livello del pube, la cui entità è legata alla quantità di tessuto adiposo da asportare. Una volta rimosso il grasso e la pelle in accesso, si procede a trattare le fasce muscolari. Questa è la fase più importante e delicata: i muscoli vengono avvicinati e poi ancorati da una plastica. Spesso la procedura è completata da una liposcultura della regione dorso-lombare per un risultato ancora più efficace e migliorativo per la silhouette. L’intervento, nel complesso, ha una durata compresa tra le 2 e le 4 ore. Il post operatorio include una terapia farmacologica analgesica e, in taluni casi, l’utilizzo di una guaina contenitiva. L’unica cicatrice presente sarà quella nella regione dell’incisione che, con la dovuta cura delle ferite e assidue medicazioni, esiterà in una sottilissima linea, perfettamente coperta anche da slip di ridotte dimensioni.

 

Quando è possibile riprendere le proprie attività

 

Il recupero è pressoché immediato, tanto che ogni paziente potrà alzarsi dopo sole due ore dall’intervento. Si consiglia cautela nei movimenti e molto riposo. Durante la prima settimana si possono svolgere delle leggere faccende domestiche, avendo cura di non fare sforzi e sollevare pesi. La ripresa delle attività sociali e sportive procederà gradualmente e con cautela dopo la prima settimana.

Foto di Karolina Grabowska su Pexels


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Mastoplastica e allattamento sono al centro di tante domande delle pazienti.  La mastoplastica è l’intervento di gran lunga più legato alla percezione della femminilità da parte delle stesse pazienti. Il fatto che sia molto richiesto lo dimostra. La nascita di un bambino è un evento straordinario che trasforma profondamente il corpo e la psiche di una donna. La neomamma è in un turbine di emozioni e ansie, soprattutto per quanto riguarda il seno che diventa fondamentale nella quotidianità per la nutrizione.

Le donne che si sono sottoposte a un intervento di mastoplastica prima della gravidanza possono allattare in tutta sicurezza e tranquillità perché i protocolli di chirurgia del seno sono elaborati con lo scopo di mantenere inalterate tutte le funzionalità della mammella proprio per queste eventualità. In questo caso è importante attendere 6 mesi almeno dopo l’intervento, per consentire il giusto recupero e successivamente cercare una gravidanza.

Mastoplastica e allattamento possono coesistere anche in modo felice, a patto che vengano rispettate alcune condizioni imprescindibili.

 

Collocazione delle protesi e allattamento

 

Voglio rassicurare le pazienti che desiderano sottoporsi a una mastoplastica e successivamente avere l’opportunità di allattare: è possibile farlo. Come avevo già scritto qui, tutto dipende dalla collocazione delle protesi: con un’incisione nel solco sottomammario, sia sul piano retroghiandolare che sul piano retromuscolare parziale, i dotti galattofori mantengono la propria funzionalità. Per questo motivo, consiglio alle mie pazienti di considerare quest’importante vantaggio.

Anche con un’incisione periareolare è possibile preservare i dotti galattofori, in quanto l’area interessata è periferica e non va a ledere le strutture sottostanti al capezzolo.

 

Chirurgia del seno dopo l’allattamento

 

Accade che in alcuni casi, dopo l’allattamento, il seno cambi aspetto. Basta pensare al seno svuotato o cadente. Per svuotamento della mammella s’intende un cambio di volume sensibile della ghiandola e del tessuto adiposo. Quando si parla di seno cadente, si considera la ptosi ossia un rilassamento delle fasce muscolari che sostengono la mammella, dopo un importante aumento di volume. A seconda dei casi, si può optare per una mastoplastica additiva (con o senza lipofilling) o correttiva per eliminare lo svuotamento. Per quanto riguarda il seno cadente, si potrebbe considerare una mastopessi con l’ausilio di protesi.

 

Quando sottoporsi all’intervento

 

Importantissimi sono i tempi: consiglio di attendere almeno 6 mesi dalla fine dell’allattamento. In tal modo si avrà una maggiore stabilità ormonale e il seno potrà rientrare in una volumetria pre-gravidanza.

Foto di Clayder Duque su Pexels











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