Chirurgia volto Archivi - Pagina 2 di 5 - Cristiano Biagi

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Le labbra sono un punto focale importante nell’estetica del volto, soprattutto per l’universo femminile, che le ritiene importantissime. La forma della bocca e il turgore delle labbra non sono solo un indicatore di bellezza ma anche di buona salute e contribuiscono a dare un aspetto più giovane al volto. Quando il filler non basta più si ricorre al bisturi e il permalip risulta la soluzione più idonea. 

 

Permalip per un effetto definitivo

Con la parola permalip s’intende una protesi, in silicone, per l’aumento del volume delle labbra in maniera del tutto indolore. In genere consiglio questo tipo di impianto nelle persone che sono affette da ipoplasie delle labbra che comporta labbra troppo sottili. Spesso questa condizione è presente fin dalla nascita e spesso rende infruttuosi i trattamenti con filler in quanto scarsamente efficaci. Il protocollo chirurgico consiste nell’inserimento delle protesi su labbro superiore o inferiore oppure entrambi, con forma neutra, in modo da non stravolgere i lineamenti del volto.

Come per le protesi mammarie, vi sono differenti misure di permalip da applicare che vengono sempre scelte insieme al chirurgo estetico durante la visita pre operatoria. Si procede dunque con la valutazione delle proporzioni del volto rispetto ai nuovi volumi delle labbra per la selezione della taglia più idonea. 

 

Come si esegue un impianto di permalip? 

Solitamente il protocollo prevede l’effettuazione di due piccole incisioni al lato di ogni labbro per creare una “tasca” dove poi sarà collocata la protesi. Le incisioni saranno suturate e risulteranno totalmente invisibili. L’unico fastidio  post-operatorio consiste nella comparsa di piccole ecchimosi o edemi che si risolvono spontaneamente in pochi giorni. I risultati sono naturali e permanenti. 

Foto di Angela Roma su Pexels

 


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L’otoplastica e la ricostruzione del lobo dell’orecchio sono i due protocolli più richiesti per cambiare l’aspetto delle orecchie: la ragione principale di questa scelta sta in due fattori principali: la mancanza di cicatrici evidenti e il miglioramento sensibile della forma dell’orecchio. Vediamo insieme quando è consigliato ricorrervi e quali sono gli effetti. 

 

Otoplastica e ricostruzione dei lobi a confronto

Bisogna fare una distinzione importante tra questi due interventi: l’otoplastica corregge gli inestetismi del padiglione auricolare che sono, in molti casi, di origine ereditaria e che quindi con l’operazione vengono risolti in modo definivo. Pensiamo all’orecchio a cavolfiore o alle orecchie a sventola che possono causare anche forti disagi psicologici nel paziente.  Accanto alla classica otoplastica con incisione, oggi è possibile operare anche con semplici cuciture esterne in modo meno invasivo. Sarà il chirurgo a proporre la modalità più opportuna a seconda dell’aspetto da correggere. 

La ricostruzione del lobo dell’orecchio è associata, il più delle volte allo strappo dei tessuti adiposi che lo costituiscono. Spesso questo strappo è dovuto all’esposizione da diverse sollecitazioni come l’uso di espansori o di orecchini molto pesanti. In questo caso è sufficiente suturare i margini del lobo lesionato, favorendone la rimarginazione naturale. 

Quanto dura un intervento e quali sono gli effetti? 

In genere un’intervento di otoplastica dura circa un’ora mentre una ricostruzione dei lobi può impiegare soli 30 minuti. Entrambi possono essere svolti in anestesia locale e danno risultati permanenti e molto soddisfacenti in termini di miglioramento dell’aspetto dell’orecchio. 

Foto di Cotton bro su Pexels

 


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La chirurgia del volto assume un ruolo centrale in fatto di individuazione e attenuazione dei segni del tempo. Molte pazienti che mi richiedono consulenza mirate proprio per cercare di contrastare l’invecchiamento. Come spesso tengo a ricordare, il passare del tempo è irreversibile e il corpo cambia nel corso della vita proprio per questo motivo. La produzione di elastina e collagene, col passare degli anni, tende a diminuire creando un effetto di ptosi o rilassamento tissutale che cambia la consistenza e l’aspetto della pelle. La chirurgia estetica ci viene in aiuto e rallenta l’effetto del tempo, a patto che ci si avvicini ai protocolli operativi con consapevolezza. 

 

Chirurgia del volto e medicina rigenerativa 

Gli interventi più richiesti sono senz’altro i minilifting e lifting deep plane, per agire  a livello cutaneo e muscolare riportando indietro di un po’ le lancette dell’orologio. Tengo a precisare che anche le blefaroplastiche: completa, superiore e inferiore sono al centro dell’attenzione di chi ha la tendenza a mostrare i segni tel tempo principalmente sul terzo superiore del volto. Proprio in grazia della sua delicatezza, la zona perioculare è quella che mostra in modo più evidente rughe d’espressione, borse, occhiaie, lassità cutanea palpebrare ecc. 

Un’altra importante richiesta riguarda il ricorso alle medicina rigenerativa mediante il PRP, plasma ricco di piastrine. Attraverso micro iniezioni del plasma della paziente è possibile attenuare di molto gli effetti del tempo, a patto però di ripetere ciclicamente il trattamento per poterne mantenere gli effetti. Se è vero che l’uso del PRP non provoca alcuna reazione allergica o infiammatoria, è altrettanto vero che come tutti i trattamenti iniettivi necessita di manutenzione. 

Considerazioni 

Ogni paziente ha il pieno diritto di voler apparire più giovane e attraente, naturalmente sempre quando questi desideri non si trasformino in ossessioni che portano poi a un abuso del ricorso al chirurgo. Per questo è fondamentale, non mi stanco mai di ripeterlo, avvicinarsi con consapevolezza ed equilibrio alla chirurgia estetica. Naturalmente anche la scelta del medico gioca il suo ruolo. 

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels

 


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Quando si parla di viso molte donne mi chiedono di fermare il tempo. Naturalmente non ho questo potere, l’invecchiamento è un processo fisiologico che però può essere rallentato. La tecnica operativa che consente di ottenere risultati senz’altro soddisfacenti è il deep-plane. Si tratta di un lifting che agisce a livello dei tessuti più profondi del volto riposizionandoli in modo da avere un aspetto molto più giovanile.

Cos’è e come si esegue il deep plane 

 

Nel lifting deep plane la trazione viene effettuata sui tessuti muscolari sotto la cute. Le fasce muscolari tendono a “spingere verso l’alto” la pelle a cui sono collegate per cui i tessuti si riposizionano riducendo la ptosi, i solchi e le tanto odiate rughe. Riportando i muscoli a un posizionamento tipico di un’età più giovanile, si ottiene un risultato molto naturale ed armonico.

L’intervento si effettua in anestesia generale. Gli esiti cicatriziali sono praticamente minimi e invisibili perché le incisioni si praticano intorno al cuoio capelluto scorrendone tutti i margini fino a giungere dietro l’orecchio. Seguendo questo percorso, è possibile riposizionare i tessuti non solo del viso ma anche del collo, definendo la mandibola e conferendo all’area interessata un effetto snellente molto efficace.  

Quando fare il lifting deep-plane?

Per un risultato più naturale, consiglio di sottoporsi al lifting deep plane nella fascia d’eta che va tra i 45 e i 60 anni. In questo modo l’effetto risulterà piacevolmente armonico e lontano da qualsiasi artificio. Come è naturale, il tempo continuerà a trascorrere interessando la tenuta dei tessuti ma il punto di partenza sarà spostato all’indietro di diversi anni con un vantaggio notevole. 

Un intervento sicuro

Questo protocollo offre un risultato naturale e riduce al minimo i rischi di complicanze post-operatorie.  Si tratta di una procedura sicura, ormai consolidata e applicata con pieno successo in moltissimi casi. Tengo a precisare che il deep plane offre molti vantaggi perché offre una panoramica su tutta la regione maxillo facciale, preservando i nervi da ogni trauma. 

Il risultato? Una convalescenza con minore incidenza di ecchimosi e gonfiori. Inoltre, dopo l’intervento ogni paziente deve portare per circa una settimana una guaina compressiva, da abbinare a una terapia farmacologica a base di antibiotici e anti-infiammatori.

 

Foto di Pikx By Panther su Pexels

 


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La mia professione mi consente di conoscere molte persone ed esperienze diverse. Tengo molto a raccontare quest’esperienza legata alla chirurgia del volto. Si tratta della storia di Gaia e del suo percorso verso la riscoperta di sé. La paziente si è lasciata alle spalle lo spettro dell’anoressia e, in seguito a un percorso di recupero del peso, non era pienamente serena e soddisfatta della forma del proprio viso. Ecco le sue parole: 

Una bichectomia per dare un volto al futuro

 

“A causa di un repentino aumento di peso richiesto dal percorso post anoressia(fatto un paio d’anni fa), il mio volto aveva accumulato adipe in maniera anomala rispetto alla mia conformazione normopeso. Ho eseguito una bichectomia con liposuzione al mento e contorno mandibolare.

Finalmente mi riconosco…era il tassello mancante per tornare a piacermi e ricominciare!”

Assottigliare la forma del suo viso e restituire un volto al suo futuro mi ha dato la grande opportunità di comprendere quanto sia importante l’ascolto delle pazienti. Uno sguardo, una parola che trema e un desiderio di rinascere che sono più forti di ogni cosa, hanno portato Giada ad affidarsi senza timore all’intervento. Guardarla sorridere e vedere brillare i suoi occhi di gioia dopo l’operazione, da dato ancora più forza alle mie convinzioni. 

Non è mai troppo tardi 

 

L’importante è ascoltare se stessi e lasciar parlare il proprio cuore. Come chirurgo ho il privilegio di accompagnare ogni donna in questo percorso in qualsiasi stagione della vita. Non è mai troppo tardi per guardarsi allo specchio e decidere che è arrivata l’ora di sorridere alla propria immagine, avvicinandola a ciò che si desidera. 

 

Foto di Mateus Souza su Pexels

 











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