corpo Archivi - Pagina 2 di 3 - Cristiano Biagi

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 Gli occhi sono lo specchio dell’anima ed esprimono tutte le emozioni e le espressioni. Danno carattere al volto ma, purtroppo, il tempo passa anche per lo sguardo. Palpebre appesantite, zampe di gallina e altri fastidiosi inestetismi sono i nemici di uno sguardo fresco e giovane. Molte pazienti mi chiedono quale sia il protocollo più indicato: blefaroplastica o botox? La risposta è semplice: entrambe ma separatamente e solo quando indicate. Vediamo insieme quali sono le differenze e quando sono consigliate. 

Blefaroplastica: quando è indicata? 

 

La blefaroplastica è un intervento chirurgico che ha lo scopo di migliorare la zona delle palpebre e del contorno occhi. Può essere effettuata sulla sola palpebra superiore o inferiore o entrambe. In genere, si ricorre a questo tipo di intervento quando l’eccesso di cute o di grasso impedisce la completa apertura degli occhi. L’operazione consiste nell’asportazione dei tessuti e dell’adipe in esubero e, in casi selezionati, nella modificazione della forma degli occhi mediante la cantopessi. Subito dopo l’operazione è possibile avvertire leggeri disturbi come bruciore e gonfiore che si risolvono con l’uso di colliri antibiotici specifici. Le cicatrici sono molto sottili e ben nascoste nelle pieghe cutanee e nella rima palpebrale. Il risultato è permanente e molto soddisfacente: lo sguardo è più aperto, il contorno occhi più giovane e il campo visivo riacquisisce la giusta estensione. In molti casi, si associa anche un lifting delle sopracciglia alla blefaroplastica come intervento completivo.

L’intervento dura dai 30 minuti alle 2 ore, a seconda che si tratti di blefaroplastica superiore o inferiore oppure completa. Il tutto avviene in day-hospital ed è possibile riprendere la propria attività sociale e lavorativa sin da subito. La guarigione completa avviene solitamente in una settimana; per i primi giorni è possibile coprire i lividi con il makeup ed è consigliabile indossare occhiali da sole protettivi.

Botox per il contorno occhi: quando e perché farlo  

 

Solitamente si ricorre al trattamento con tossina botulinica per contrastare l’effetto di invecchiamento dell’area perioculare. Zampe di gallina e rughe più o meno profonde nella zona perioculare e glabellare trovano una soddisfacente risoluzione con questo protocollo iniettivo. Bisogna precisare che si tratta di un effetto distensivo per i tessuti e le fasce muscolari, indicata soprattutto per attenuare i segni del tempo. In altri casi, come l’effetto “palpebra cadente” è consigliabile sottoporsi a una blefaroplastica. 

 

Foto di Jan Krnc  su Pexels

 


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La mesoterapia è tra i protocolli non invasivi più diffusi e richiesti per il rimodellamento delle gambe. Molte donne lo richiedono per la rapidità di esecuzione e la possibilità di effettuazione in regime ambulatoriale. Il trattamento consiste in microiniezioni intradermiche di varie sostanze che, agendo sul microcircolo e sull’adipe sottocutaneo, combattono la ritenzione idrica e migliorano l’aspetto delle gambe. Vediamo nello specifico quando farla e in che tempi. 

In quali casi è consigliata 

 

La mesoterapia è la soluzione ideale per contrastare gli inestetismi delle gambe e delle caviglie dovuti ad accumuli adiposi e patologie del microcircolo.  Il tanto antiestetico effetto “a buccia d’arancia” o “a materasso” e il rilassamento cutaneo possono essere efficacemente trattati con la mesoterapia. In alcuni casi, con l’utilizzo di farmaci particolari, è possibile ottenere anche un certo effetto riducente sulle aree di accumulo adiposo.

Per massimizzare i risultati e snellire ulteriormente le gambe, questa tecnica può essere associata al linfodrenaggio, alla terapia con alcuni laser-LPG e al protocollo lipodissolve. Inoltre, può essere un eccellente completamento di terapie chirurgiche come la liposcultura.

Sono necessarie più sedute più sedute, in numero variabile da 8 a 15 della durata media di 15-30 minuti, in base alle esigenze delle pazienti.

Un trattamento da continuare nel tempo 

 

La procedura ha un effetto benefico per le condizioni del tessuto cutaneo che migliorano visibilmente. La pelle acquista di nuovo freschezza e compattezza e nel complesso le zone trattate risultano più toniche e armoniose. Per poter mantenere l’effetto, è consigliato  un mantenimento mensile per rendere ancora più efficaci e duraturi i risultati ottenuti.

 

Foto di Cottonbro su Pexels

 


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Passiamo molto tempo sui social network e il nostro modo di comunicare è cambiato moltissimo. L’abitudine di scattare selfie, condividere stories e relazionarci con la fotocamera frontale del telefono ha portato molte pazienti a richiedere sempre più spesso l’aiuto del chirurgo. Anche in casi in cui non sarebbe necessario.

La selfie dismorfia ed è un fenomeno sempre più diffuso e in quanto chirurgo estetico etico ritengo che sia giusto avere un atteggiamento cauto in questi casi. Soprattutto con le pazienti più giovani che subiscono il fascino delle tendenze.

Selfie dismorfia l’effetto filtro che distorce la realtà

 

Il volto è la prima parte del corpo che è interessata dall’effetto selfie. Sempre più numerose sono le richieste di rinoplastica e rinofiller insieme al riempimento delle rughe con la tossina botulinica  e le laserterapie. Quando non si tratta di richieste volte a dare un cambiamento importante al viso, è bene valutare insieme alla paziente quale protocollo sia più indicato. Spesso la percezione delle asimmetrie è falsata dall’effetto ingrandimento dell’obiettivo della fotocamera, per cui quando non sono presenti importanti disagi psicologici, è possibile optare per un ciclo di trattamenti di medicina estetica che esaltino la naturale bellezza dei lineamenti. Lo stesso discorso vale per la chirurgia del seno e del corpo per cui spesso sono richieste la mastoplastica additiva, l’addominoplastica e la liposcultura. Anche in questo caso ci viene in aiuto il buonsenso e il tatto dovuto alla paziente che si rivolge al chirurgo estetico. Aumentare di molte taglie il volume del seno può originare disarmonie e disturbi dovuti al peso delle protesi.

 

Imparare a piacersi

Trovo che sia importante che il chirurgo individui la problematica, spesso latente, e cerchi di controllarla attraverso un dialogo comprensivo con la paziente, guidandola verso un approccio più consapevole con la medicina e la chirurgia estetica. Il ruolo di un chirurgo estetico etico è quello di consigliere e guida che non perde mai di vista la sicurezza delle pazienti. Bisogna essere capaci di dire “no” quando è necessario.

Quando ci si rivolge alla chirurgia e alla medicina estetica, bisogna farlo con equilibrio e serenità in quanto si va già incontro a un cambiamento che, a livello psicologico, ha il suo ruolo. L’importante è imparare a piacersi e capire davvero cosa può essere modificato nel corpo senza stravolgerne l’aspetto ma solo per esaltare la propria bellezza.

Foto di cottonbro su Pexels

 


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Qualche volta accade che i tatuaggi lascino posto a qualche ripensamento, soprattutto se a distanza di tempo. La rimozione tatuaggi è tra i trattamenti più richiesti specialmente nei casi in cui i pigmenti si sono deteriorati rendendoli più simili a delle macchie sbiadite.

Il trattamento per la rimozione tatuaggi con laserterapia richiede diversi accorgimenti a seconda delle condizioni cliniche in cui si trova il paziente. Le uniche controindicazioni sussistono per chi ha un fototipo di pelle scura o abbronzata.

Rimozione tatuaggi: l’effetto del laser sui pigmenti

 

In genere, il trattamento si esegue esponendo l’area interessata al  laser q-switched caratterizzato dalla selettività termocinetica secondo cui, mediante delle peculiari lunghezze d’onda, si può ottenere un determinato effetto biologico con minimo danno sui tessuti circostanti. La luce laser, opportunamente regolata a seconda dei colori presenti, colpisce soltanto il pigmento del tatuaggio frammentandolo, senza ledere la pelle circostante. L’efficacia del laser si apprezza particolarmente sui colori molto scuri. Il numero di sedute necessarie varia a seconda dei colori presenti nel tatuaggio, da quanti anni è stato fatto e dalla profondità del pigmento. Inoltre, più il tatuaggio è scuro e recente, più il pigmento è superficiale, minore sarà il numero delle sedute. Il trattamento può dare una sensazione di calore che si può attutire con l’applicazione di una crema anestetica. Generalmente la parte trattata può apparire arrossata ma l’infiammazione tende a sparire dopo qualche ora. In alcuni casi possono svilupparsi degli edemi e delle anomalie nella pigmentazione che si risolvono in autonomia dopo pochi giorni.

 

Quante sedute sono necessarie?

 

Ogni tatuaggio è diverso,  il numero di sedute è proporzionale all’estensione dell’area da trattare. L’effetto è visibile al termine di cu ciclo di trattamenti. Se le zone interessate sono fotoesposte consiglio l’applicazione di una protezione solare a schermo totale.

Foto di Spencer Selover su Pexels

 


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Con l’arrivo dell’estate, braccia e gambe sono protagoniste ma talvolta possono mostrare spiacevoli inestetismi come i capillari evidenti. Le lesioni vascolari con il loro aspetto così appariscente sono una fonte di disagio per molte persone.

In presenza di emangiomi, spider nevi e capillari su viso e corpo, il protocollo più indicato è senza dubbio la laserterapia con laser vascolare. Vediamo nello specifico in cosa consiste e quali sono i benefici per i pazienti.

 

Capillari addio: il ruolo della laserterapia

 

Il trattamento delle lesioni vascolari si basa sull’assorbimento ottico da parte del cromoforo dei vasi sanguigni che è l’ossiemoglobina. L’energia laser di una definita lunghezza d’onda, Nd:Yag 1064nm, assorbita dall’ossiemoglobina, si trasforma in calore determinando un danno termico sulle strutture vascolari. In tal modo, si favorisce il processo di cauterizzazione delle aree interessate, provocando la recessione del fastidioso inestetismo causato dalla lesione. Il laser può risultare leggermente fastidioso a seconda delle zone con una sensazione di calore più o meno percettibile. Il sistema è comunque dotato di refrigerazione a getto d’aria fredda che elimina la sensazione di fastidio ed è possibile ovviare utilizzando una pomata anestetica. L’area trattata risulta arrossata per qualche ora.
Nei giorni successivi si possono avere gonfiori e piccole vescicole che si risolvono nel giro di pochi giorni. A lungo termine non permangono cicatrici; si possono verificare alterazioni del normale colore della pelle (iper/ ipopigmentazioni) che regrediscono in poche settimane. A seconda della situazione clinica, possono essere necessarie da una a tre sedute con un intervallo di 4/6 settimane. Il trattamento mostra i suoi frutti nel corso delle settimane.

 

Controindicazioni nel trattamento dei capillari evidenti

 

Questo protocollo non è amico dell’esposizione solare infatti è necessario evitarla per almeno 30 giorni dalla seduta. Inoltre, è sconsigliato per chi ha un fototipo di pelle molto scura o abbronzata e se il trattamento è effettuato su una zona molto esposta come il viso o le mani, è consigliato utilizzare sempre uno schermo solare totale. Nei giorni successivi è necessario applicare una pomata antibiotica e antinfiammatoria.

Foto di Ekaterina Bolovtsova su Pexels

 











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