lipofilling Archivi - Pagina 2 di 2 - Cristiano Biagi

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Un intervento molto richiesto è senza dubbio il lifting del seno, ossia la mastopessi. Le cause di un aspetto cadente della mammella possono essere molteplici: in linea generale, il fenomeno della ptosi è connesso al passare degli anni. Con l’invecchiamento, i legamenti di Cooper, che hanno la funzione di “reggiseno naturale”, perdono tono e cedono alla forza di gravità determinando l’effetto di “caduta verso il basso”.

Se a questo si aggiungono drastici cambiamenti di peso o una o più gravidanze, la ptosi si accelera.

Molto spesso il seno cadente appare anche svuotato e con un fastidioso effetto di pelle in eccesso. Il protocollo più efficace è l’intervento chirurgico, in quanto il mantenimento di un peso forma o un’attività fisica concentrata nella regione pettorale non danno i risultati sperati.

Il processo di ptosi è fisiologico e i fattori genetici e individuali ne determinano il decorso. 

 

Quali sono i vantaggi del lifting del seno  

Ho parlato diffusamente della mastopessi e delle modalità operative anche qui . Oggi vorrei approfondire sui benefici che dà alle pazienti.

La mastopessi rialza e ridisegna la forma delle mammelle con vero e proprio effetto lifting. I tessuti mammari sono alleggeriti dall’eliminazione della cute in eccesso nella parte inferiore. Inoltre, la posizione del capezzolo e delle areole risulta rialzata con un effetto più armonico, in molti casi si ricorre al loro rimodellamento.

L’importante è che nel corso della prima visita chirurgica, la paziente indichi al chirurgo i propri desideri e le aspettative. Spesso a quest’intervento si abbina una mastoplastica additiva o un lipofilling per riequilibrare i volumi e dare un aspetto più pieno alla mammella. Nel caso in cui il seno sia già molto grande, si preferisce ridurlo. 

La figura risulta immediatamente più giovane e armonica. Basti pensare che il dolore è minimo o assente, perché il “lavoro chirurgico” si limita ad un rimodellamento dei tessuti superficiali, cioè pelle, grasso e ghiandola.

Negli interventi associati all’impianto retromuscolare di protesi, la paziente può avvertire un senso di fastidio o tensione pettorale, di breve durata, legato allo stress cui è stato sottoposto il muscolo. Nulla che non si possa controllare con comuni farmaci analgesici.

 

Come comportarsi dopo l’intervento? 

Come per tutti gli interventi chirurgici al seno, dopo la mastopessi bisognerà indossare uno specifico reggiseno sostenitivo per circa un mese, evitando bruschi movimenti con la parte alta del corpo e le braccia per circa 20 giorni. Una volta trascorso questo periodo e previa costante supervisione chirugica, la paziente potrà tornare a svolgere le proprie attività sportive. 

 

Foto di Jernej Graj su  Unsplash

 


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Quando una donna sconfigge una grave malattia come un tumore alla mammella ha bisogno più che mai di affidarsi alle cure di un chirurgo etico. Le sofferenze fisiche e psicologiche mettono in luce la sua forza ma anche le sue fragilità e la sua delicatezza. Per questo motivo mi stanno molto a cuore i casi di mastoplastica ricostruttiva in seguito a una mastectomia.

 

Come si effettua la mastoplastica ricostruttiva

Ogni donna affronta in modo unico questo percorso. Molte sono animate dalla determinazione di recuperare la propria femminilità reagendo alle ferite fisiche e psicologiche che lascia una malattia. Le condizioni di partenza sono differenti a seconda della procedura sottrattiva utilizzata. Una quadrantectomia che prevede l’asportazione di una sola parte di un seno necessita una ricostruzione diversa da un caso di mastectomia bilaterale.

Nel trattamento della quadrantectomia si punta a ricreare la simmetria e i volumi della mammella sana per dare un effetto più naturale possibile. Si parla di ricostruzione totale quando entrambi i seni vanno ricreati completamente. Le tecniche e i risultati finali vengono scelti con particolare cura. Alcune donne prediligono delle protesi che oltre alla forma del seno che avevano, riescono a donare un un effetto armonizzante, magari con un lieve incremento del volume.

Un’altra tecnica abbastanza diffusa consiste nello svuotamento della mammella cioè il nipple-sparing. In questo caso c’è la conservazione dei tessuti di rivestimento. In questo caso le protesi vanno inserite  sotto il muscolo pettorale.

 

Lipofilling o mastoplastica additiva?

Dipende dai casi, dai desideri della paziente e dal suo stato clinico. Molte tendono a preferire il  lipofilling in quanto consente di ricreare i volumi perduti in seguito all’intervento oncologico, rimodellando le mammelle e migliorando della qualità dei tessuti e delle cicatrici.

Secondo alcuni studi scientifici, il grasso umano è ricco di cellule staminali adulte, capaci di rigenerare in modo profondo i tessuti in cui vengono trasferite. In tal modo viene contrastata anche la Post Mastectomy Pain Syndrome (PMPS). Questo disturbo colpisce circa il 40% delle donne sottoposte a mastectomia e si manifesta con dolore compreso tra la cicatrice, l’ascella e il braccio. Una sintomatologia dolorosa resistente agli antidolorifici e agli anti-infiammatori e che l’uso del grasso può ridurre sensibilmente.

Foto di Klaus Nielsen su Pexels

 


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Molte pazienti mi chiedono come si possa ottenere un effetto naturale con una mastoplastica additiva. Innanzitutto, è importante precisare che la tecnica operativa impiegata svolge un ruolo importantissimo. La scelta della giusta protesi o l’uso del lipofilling possono aiutare a raggiungere una forma più piena e armonica del seno senza stravolgere le proporzioni del corpo.

 

Come riconoscere un seno ad effetto naturale

In linea di massima, in seguito alla mastoplastica additiva o al lipofilling il seno acquisisce maggiore morbidezza intorno ai 2-3 mesi successivi all’intervento. In quel lasso di tempo, infatti, il seno sarà “tornato in posizione”

Nelle prime settimane infatti le protesi spesso risultano leggermente alte, per una leggera contrattura del muscolo. Questo “scalino” si risolve spontaneamente e indossando lo specifico reggiseno con fascia (che esercita una spinta in basso sul muscolo), così le protesi “scenderanno” appena un po’, garantendo un ottimo e naturale risultato.  Anche il volume delle mammelle dovrà essere valutato  in via definitiva solo dopo 3-6 mesi, cioè quando scomparirà l’edema fisiologico che sempre si manifesta dopo l’intervento.

La cura nell’indossare il reggiseno postoperatorio durante il periodo prescritto di 30 giorni aiuta proprio il nuovo seno ad adattarsi in maniera più fisiologica possibile alla nuova condizione. Trascorso questo tempo,  potranno essere indossati i comuni reggiseni, evitando però quelli “col ferretto” nel caso di impianto di protesi dal solco mammario: questi potranno essere indossati solo dopo 2-3 mesi.

L’utilizzo abituale di un comune reggiseno è raccomandato soprattutto nei casi di impianto di protesi voluminose. Se la paziente pratica sport di contatto, dovrà indossare durante l’attività fisica un reggiseno sportivo stretto.

 

Mastoplastica additiva e cicatrici: come gestirle

La disposizione strategica delle incisioni è fondamentale per tenere nascosti gli esiti cicatriziali. Il solco mammario, il cavo ascellare o tra la cute bianca e la regione emiperiareolare. La scelta della via di inserimento viene stabilita dal chirurgo e dalla paziente che valuterà se “passare” dall’areola, dal solco o dall’ascella in base alle dimensioni delle areole e delle protesi: protesi grandi non potranno facilmente essere inserite attraverso areole piccole, ma dovranno essere impiantate dal solco mammario o dall’ascella. Dopo pochi mesi dall’intervento, tutte le incisioni risulteranno pressoché invisibili.

Foto di Barbara Ribeiro su Pexels

 


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Lipofilling al seno sì o no? La risposta corretta è sì ma solo in alcuni casi specifici. Ho già parlato di questo argomento qui, tuttavia è giusto rassicurare le donne che leggono spesso notizia contrastanti in merito a questa procedura. Il lipofilling consiste nel prelievo di cellule adipose da parti del corpo come addome, che vengono trapiantate nell’area da trattare. Dal momento che si tratta di cellule adipose è fondamentale agire con precisione e accuratezza rispetto ai volumi da restituire al corpo, per un effetto più naturale possibile.

Tengo a precisare che il lipofilling al seno non sostituisce una mastoplastica additiva laddove richiesta.

 

 

Ecco in quali casi è indicato

 

Il lipofilling al seno è la soluzione ideale per trattare uno svuotamento della mammella inseguito all’allattamento o a un perdita di peso drastica. In questo caso, è fondamentale che il punto di iniezione in cui inoculare le cellule adipose sia individuato con estrema precisione. Un altro fattore è la corretta sterilizzazione e depurazione del grasso, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di infezione. Inoltre, un cattivo accumulo di grasso potrebbe portare alla deformazione del seno, alla formazione di noduli e granulomi e a sintomatologie dolorose. Nei casi più gravi, un eccesso di iniezione di grasso potrebbe generare una necrosi del tessuto mammario. In genere, sarebbe ragionevole raggiungere l’aumento di appena una taglia con il lipofilling, considerando che non si tratta di un intervento duraturo in quanto circa il 30% delle cellule viene riassorbito dall’organismo. Per un risultato di maggiore durata e con meno rischi è utile valutare una mastoplastica additiva.

 

 

Quando è meglio non farlo

 

La non invasività del lipofilling rappresenta una sirena irresistibile per le pazienti più timorose ma questo aspetto non deve trarre in inganno. Questa procedura è assolutamente sconsigliata per il trattamento del seno cadente o ptosi mammaria. Le iniezioni di grasso non vanno a correggere le asimmetrie, anzi potrebbero aggravare la situazione perché aggiungono un volume che tende a pesare ul seno. Una mastopessi additiva, invece, sarebbe risolutiva e restituirebbe alla paziente che soffre di ptosi un seno più armonico e bello.

Foto di Evelyn Chong su Pexels











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