volto Archivi - Pagina 2 di 3 - Cristiano Biagi

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Filler, il trattamento più amato dai pazienti che si rivolgono alla medicina estetica per il ringiovanimento della pelle o per il rimodellamento del volto. In quest’articolo condivido dei semplici accorgimenti che consentono di rendere più duraturi gli effetti del filler. Tengo a specificare che questi consigli non evitano il ripetersi ciclico delle sedute, come è corretto che sia, ma consentono di arrivare al prossimo trattamento più sereni. 

Filler e accorgimenti per un effetto più persistente

 
Premetto che non esiste alcuna formula magica. Il filler ha una sua durata in base ai principi attivi con cui è miscelato e, come è ovvio, il filler viene scelto in visita insieme ai pazienti e in base all’effetto correttivo che si vuole ottenere. In linea di massima, le formulazioni associate ad altre sostanze hanno una durata più lunga, a seconda della zona in cui sono iniettati. I filler combinati con altri attivi ossia cross-linkati sono studiati in  modo da formare un reticolo resistente ai radicali liberi e alla ialuronidasi.  Consiglio sempre di evitare la pressione troppo energica sulle aree trattate, per cui attenzione ai massaggi e all’uso di occhiali molto pesanti, in caso di rinofiller, in tal modo si riduce la sollecitazione al minimo.
L’esposizione alle alte temperature è nemica del filler, per questo motivo suggerisco di diminuire l’intensità dell’attività fisica che può accelerare la scomparsa degli effetti dei filler e di evitare sauna e bagno turco che possono peggiorare il gonfiore o le ecchimosi post trattamento.
Inutile dire che stare lontani dalle cause di stress ossidativo può essere di grande aiuto: fumo, alcol, trattamenti abbronzanti, inquinamento e soprattutto lo stress che aumenta la produzione di radicali liberi.  

Filler e alimentazione

La parola d’ordine è: stile di vita e abitudini sane. Bisogna prediligere un’alimentazione ricca di frutta, verdura, frutta, legumi e cereali integrali e limitare zuccheri raffinati e grassi che accelerano i processi di ossidazione. Non dimentichiamo l’importanza dell’idratazione, l’acido ialuronico è amico dell’acqua e consumarne tanta aiuta a mantenere l’effetto del filler più a lungo in vista dei prossimi cicli di trattamento. 

Foto di Hiago Italo su Pexels

 


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L’invecchiamento della pelle è un processo  irreversibile come lo scorrere del tempo, c’è di buono che possiamo ric0noscerne i segni che lo causano e combatterlo con i giusti trattamenti. Inizio col dire che tutto nasce dalla diminuzione della produzione di collagene, la proteina responsabile dell’elasticità dei tessuti. Questo processo inizia a verificarsi, più o meno lentamente a seconda della genetica, intorno ai 25 anni d’età per proseguire durante l’arco della vita. Vediamo cosa succede e come correre ai ripari. 

Invecchiamento e rughe: ecco le zone rivelatrici

Il viso è senz’altro la zona del corpo su cui i segni del tempo si notano in modo più evidente. Non mi riferisco ai segni d’espressione, quanto proprio alla perdita di tono ed elasticità più marcata che si manifesta nelle rughe profonde. In genere, le rughe naso-labiali e le palpebre leggermente raggrinzite possono essere un segnale che fa la propria comparsa anche dopo i 30 anni, seguito dalle rughe della zona perioculare e della marionetta che danno un aspetto triste e appesantito al viso. Inoltre, la perdita di luminosità della pelle conferisce un aspetto decisamente più anziano al volto.  Fortunatamente, la medicina estetica è una preziosa alleata che contribuisce a rallentare gli effetti dell’invecchiamento. Eseguire una biostimolazione durante il cambio di stagione, ad esempio, può aiutare a far recuperare un aspetto più luminoso e fresco alla pelle del viso. Inoltre, il giusto mix di utilizzo del botox e dell’acido ialuronico nei punti giusti aiuta ad ottenere un effetto naturale e un aspetto più giovanile. 

Consigli e indicazioni 

Non bisogna però pensare alla sola terapia a base di trattamenti iniettivi, anche l’effettuazione di un peeling al momento opportuno può aiutare a mantenere i risultati ottenuti. In più, con il resurfacing e le laserterapie è possibile riuscire a rallentare efficacemente lo scorrere delle lancette dell’orologio. Avere cura della propria pelle è importante, come lo è osservare uno stile di vita che contempli un’assunzione adeguata di vitamine del gruppo A, C ed E perché una pelle sana è una pelle più fresca e giovane. 

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels

 


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Le labbra sono un punto focale importante nell’estetica del volto, soprattutto per l’universo femminile, che le ritiene importantissime. La forma della bocca e il turgore delle labbra non sono solo un indicatore di bellezza ma anche di buona salute e contribuiscono a dare un aspetto più giovane al volto. Quando il filler non basta più si ricorre al bisturi e il permalip risulta la soluzione più idonea. 

 

Permalip per un effetto definitivo

Con la parola permalip s’intende una protesi, in silicone, per l’aumento del volume delle labbra in maniera del tutto indolore. In genere consiglio questo tipo di impianto nelle persone che sono affette da ipoplasie delle labbra che comporta labbra troppo sottili. Spesso questa condizione è presente fin dalla nascita e spesso rende infruttuosi i trattamenti con filler in quanto scarsamente efficaci. Il protocollo chirurgico consiste nell’inserimento delle protesi su labbro superiore o inferiore oppure entrambi, con forma neutra, in modo da non stravolgere i lineamenti del volto.

Come per le protesi mammarie, vi sono differenti misure di permalip da applicare che vengono sempre scelte insieme al chirurgo estetico durante la visita pre operatoria. Si procede dunque con la valutazione delle proporzioni del volto rispetto ai nuovi volumi delle labbra per la selezione della taglia più idonea. 

 

Come si esegue un impianto di permalip? 

Solitamente il protocollo prevede l’effettuazione di due piccole incisioni al lato di ogni labbro per creare una “tasca” dove poi sarà collocata la protesi. Le incisioni saranno suturate e risulteranno totalmente invisibili. L’unico fastidio  post-operatorio consiste nella comparsa di piccole ecchimosi o edemi che si risolvono spontaneamente in pochi giorni. I risultati sono naturali e permanenti. 

Foto di Angela Roma su Pexels

 


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L’otoplastica e la ricostruzione del lobo dell’orecchio sono i due protocolli più richiesti per cambiare l’aspetto delle orecchie: la ragione principale di questa scelta sta in due fattori principali: la mancanza di cicatrici evidenti e il miglioramento sensibile della forma dell’orecchio. Vediamo insieme quando è consigliato ricorrervi e quali sono gli effetti. 

 

Otoplastica e ricostruzione dei lobi a confronto

Bisogna fare una distinzione importante tra questi due interventi: l’otoplastica corregge gli inestetismi del padiglione auricolare che sono, in molti casi, di origine ereditaria e che quindi con l’operazione vengono risolti in modo definivo. Pensiamo all’orecchio a cavolfiore o alle orecchie a sventola che possono causare anche forti disagi psicologici nel paziente.  Accanto alla classica otoplastica con incisione, oggi è possibile operare anche con semplici cuciture esterne in modo meno invasivo. Sarà il chirurgo a proporre la modalità più opportuna a seconda dell’aspetto da correggere. 

La ricostruzione del lobo dell’orecchio è associata, il più delle volte allo strappo dei tessuti adiposi che lo costituiscono. Spesso questo strappo è dovuto all’esposizione da diverse sollecitazioni come l’uso di espansori o di orecchini molto pesanti. In questo caso è sufficiente suturare i margini del lobo lesionato, favorendone la rimarginazione naturale. 

Quanto dura un intervento e quali sono gli effetti? 

In genere un’intervento di otoplastica dura circa un’ora mentre una ricostruzione dei lobi può impiegare soli 30 minuti. Entrambi possono essere svolti in anestesia locale e danno risultati permanenti e molto soddisfacenti in termini di miglioramento dell’aspetto dell’orecchio. 

Foto di Cotton bro su Pexels

 


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Quando si parla di viso molte donne mi chiedono di fermare il tempo. Naturalmente non ho questo potere, l’invecchiamento è un processo fisiologico che però può essere rallentato. La tecnica operativa che consente di ottenere risultati senz’altro soddisfacenti è il deep-plane. Si tratta di un lifting che agisce a livello dei tessuti più profondi del volto riposizionandoli in modo da avere un aspetto molto più giovanile.

Cos’è e come si esegue il deep plane 

 

Nel lifting deep plane la trazione viene effettuata sui tessuti muscolari sotto la cute. Le fasce muscolari tendono a “spingere verso l’alto” la pelle a cui sono collegate per cui i tessuti si riposizionano riducendo la ptosi, i solchi e le tanto odiate rughe. Riportando i muscoli a un posizionamento tipico di un’età più giovanile, si ottiene un risultato molto naturale ed armonico.

L’intervento si effettua in anestesia generale. Gli esiti cicatriziali sono praticamente minimi e invisibili perché le incisioni si praticano intorno al cuoio capelluto scorrendone tutti i margini fino a giungere dietro l’orecchio. Seguendo questo percorso, è possibile riposizionare i tessuti non solo del viso ma anche del collo, definendo la mandibola e conferendo all’area interessata un effetto snellente molto efficace.  

Quando fare il lifting deep-plane?

Per un risultato più naturale, consiglio di sottoporsi al lifting deep plane nella fascia d’eta che va tra i 45 e i 60 anni. In questo modo l’effetto risulterà piacevolmente armonico e lontano da qualsiasi artificio. Come è naturale, il tempo continuerà a trascorrere interessando la tenuta dei tessuti ma il punto di partenza sarà spostato all’indietro di diversi anni con un vantaggio notevole. 

Un intervento sicuro

Questo protocollo offre un risultato naturale e riduce al minimo i rischi di complicanze post-operatorie.  Si tratta di una procedura sicura, ormai consolidata e applicata con pieno successo in moltissimi casi. Tengo a precisare che il deep plane offre molti vantaggi perché offre una panoramica su tutta la regione maxillo facciale, preservando i nervi da ogni trauma. 

Il risultato? Una convalescenza con minore incidenza di ecchimosi e gonfiori. Inoltre, dopo l’intervento ogni paziente deve portare per circa una settimana una guaina compressiva, da abbinare a una terapia farmacologica a base di antibiotici e anti-infiammatori.

 

Foto di Pikx By Panther su Pexels

 











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