trattamenti Archivi - Pagina 9 di 11 - Cristiano Biagi

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 Gli occhi sono lo specchio dell’anima ed esprimono tutte le emozioni e le espressioni. Danno carattere al volto ma, purtroppo, il tempo passa anche per lo sguardo. Palpebre appesantite, zampe di gallina e altri fastidiosi inestetismi sono i nemici di uno sguardo fresco e giovane. Molte pazienti mi chiedono quale sia il protocollo più indicato: blefaroplastica o botox? La risposta è semplice: entrambe ma separatamente e solo quando indicate. Vediamo insieme quali sono le differenze e quando sono consigliate. 

Blefaroplastica: quando è indicata? 

 

La blefaroplastica è un intervento chirurgico che ha lo scopo di migliorare la zona delle palpebre e del contorno occhi. Può essere effettuata sulla sola palpebra superiore o inferiore o entrambe. In genere, si ricorre a questo tipo di intervento quando l’eccesso di cute o di grasso impedisce la completa apertura degli occhi. L’operazione consiste nell’asportazione dei tessuti e dell’adipe in esubero e, in casi selezionati, nella modificazione della forma degli occhi mediante la cantopessi. Subito dopo l’operazione è possibile avvertire leggeri disturbi come bruciore e gonfiore che si risolvono con l’uso di colliri antibiotici specifici. Le cicatrici sono molto sottili e ben nascoste nelle pieghe cutanee e nella rima palpebrale. Il risultato è permanente e molto soddisfacente: lo sguardo è più aperto, il contorno occhi più giovane e il campo visivo riacquisisce la giusta estensione. In molti casi, si associa anche un lifting delle sopracciglia alla blefaroplastica come intervento completivo.

L’intervento dura dai 30 minuti alle 2 ore, a seconda che si tratti di blefaroplastica superiore o inferiore oppure completa. Il tutto avviene in day-hospital ed è possibile riprendere la propria attività sociale e lavorativa sin da subito. La guarigione completa avviene solitamente in una settimana; per i primi giorni è possibile coprire i lividi con il makeup ed è consigliabile indossare occhiali da sole protettivi.

Botox per il contorno occhi: quando e perché farlo  

 

Solitamente si ricorre al trattamento con tossina botulinica per contrastare l’effetto di invecchiamento dell’area perioculare. Zampe di gallina e rughe più o meno profonde nella zona perioculare e glabellare trovano una soddisfacente risoluzione con questo protocollo iniettivo. Bisogna precisare che si tratta di un effetto distensivo per i tessuti e le fasce muscolari, indicata soprattutto per attenuare i segni del tempo. In altri casi, come l’effetto “palpebra cadente” è consigliabile sottoporsi a una blefaroplastica. 

 

Foto di Jan Krnc  su Pexels

 


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La mesoterapia è tra i protocolli non invasivi più diffusi e richiesti per il rimodellamento delle gambe. Molte donne lo richiedono per la rapidità di esecuzione e la possibilità di effettuazione in regime ambulatoriale. Il trattamento consiste in microiniezioni intradermiche di varie sostanze che, agendo sul microcircolo e sull’adipe sottocutaneo, combattono la ritenzione idrica e migliorano l’aspetto delle gambe. Vediamo nello specifico quando farla e in che tempi. 

In quali casi è consigliata 

 

La mesoterapia è la soluzione ideale per contrastare gli inestetismi delle gambe e delle caviglie dovuti ad accumuli adiposi e patologie del microcircolo.  Il tanto antiestetico effetto “a buccia d’arancia” o “a materasso” e il rilassamento cutaneo possono essere efficacemente trattati con la mesoterapia. In alcuni casi, con l’utilizzo di farmaci particolari, è possibile ottenere anche un certo effetto riducente sulle aree di accumulo adiposo.

Per massimizzare i risultati e snellire ulteriormente le gambe, questa tecnica può essere associata al linfodrenaggio, alla terapia con alcuni laser-LPG e al protocollo lipodissolve. Inoltre, può essere un eccellente completamento di terapie chirurgiche come la liposcultura.

Sono necessarie più sedute più sedute, in numero variabile da 8 a 15 della durata media di 15-30 minuti, in base alle esigenze delle pazienti.

Un trattamento da continuare nel tempo 

 

La procedura ha un effetto benefico per le condizioni del tessuto cutaneo che migliorano visibilmente. La pelle acquista di nuovo freschezza e compattezza e nel complesso le zone trattate risultano più toniche e armoniose. Per poter mantenere l’effetto, è consigliato  un mantenimento mensile per rendere ancora più efficaci e duraturi i risultati ottenuti.

 

Foto di Cottonbro su Pexels

 


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le rughe sono il segno più visibile dell’invecchiamento cutaneo. Si tratta di un processo irreversibile che però può essere rallentato efficacemente con i giusti protocolli. Oggi parliamo di resurfacing del volto. Si tratta di una delle tecniche più soddisfacenti per intervenire con successo su ogni tipo di ruga, sulle macchie cutanee e sulle cicatrici. Il tutto in modo non invasivo e senza dolore, il trattamento ideale per le pazienti più timorose che non vogliono rinunciare al trattamento 

Resurfacing non ablativo: cos’è e come si esegue 

 

Solitamente si ricorre a questo protocollo per contrastare rughe superficiali e profonde, cicatrici e macchie cutanee. La tecnica consiste nell’utilizzo di un’emissione laser con scansione frazionale che crea punti di penetrazione nel tessuto separati da aree di cute integra. Il procedimento consente di ottenere un’ablazione superficiale controllata e delicata, più o meno profonda, dell’epidermide; a quest’azione consegue un processo di riepitelizzazione dell’area cutanea trattata e una forte stimolazione del derma con successiva produzione di nuovo collagene e elastina. La pelle risulta più tonica, liscia e levigata. 

L’intensità del trattamento può essere regolata a seconda dell’inestetismo da trattare e dalle necessità del paziente. Nei primi due giorni la pelle appare arrossata e nelle zone trattate compaiono piccole crosticine che, una volta cadute, lasciano la pelle rosa. La guarigione avviene nell’arco di sette giorni a seconda dell’intensità del trattamento. Il protocollo non lascia cicatrici di alcun tipo.

Precauzioni e indicazioni terapeutiche

 

Questo protocollo non è adatto alle persone con un fototipo di pelle scura o abbronzata. Durante il mese precedente e nel corso dei trattamenti sarebbe bene non esporsi al sole. Nei giorni successivi si consiglia di applicare una pomata antibiotica ed una fortemente emolliente. Sono strettamente necessari schermi solari se il trattamento è effettuato su una zona fotoesposta come viso, collo e mani. 

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels

 


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Le macchie cutanee sono un inestetismo molto diffuso che offusca la naturale uniformità della pelle. Molte donne cercano di combatterle con ogni mezzo, ai primi segni di comparsa usano cosmetici coprenti o creme schiarenti per cercare di causarne la recessione o la scomparsa. Si tratta di rimedi che, purtroppo, il più delle volte risultano inefficaci. La medicina estetica rappresenta la soluzione ideale per risolvere questo problema. I protocolli dedicati alla cura della cute sono molteplici. Ecco come curare le macchie della pelle e ottenere un incarnato uniforme e sano.   

Cosa sono e quali protocolli preferire

Inizio col dire che le macchie cutanee sono lesioni benigne dovute ad una eccessiva produzione di melanina. Le cause possono essere tante: l’eccessiva e spesso incontrollata esposizione della pelle al sole è tra i principali fattori di invecchiamento cutaneo, che include la comparsa di macchie senili.

In alcuni casi, le disfunzioni ormonali, come patologie della tiroide, dell’ovaio o del surrene, la gravidanza e l’assunzione di anticoncezionali, possono causare la comparsa di macchie sul volto. In genere le macchie cutanee appaiono spesso sulla fronte e le labbra. 

Talvolta la pelle può iperpigmentarsi anche quando si assumono farmaci come gli antibiotici, in concomitanza con l’esposizione al sole; inoltre, i processi infiammatori ripetuti della pelle, come da infezioni erpetiche o da ceretta, possono causare la comparsa di macchie postinfiammatorie.

I protocolli terapeutici si differenziano in base alla causa che provoca le macchie cutanee. Ad esempio, per trattare macchie su base ormonale si utilizzano peelings cutanei a base di idrochinone a concentrazioni elevate, in quanto le altre terapie talora possono provocare, dopo un’iniziale riduzione della problematica, un peggioramento della macchia.

Per le macchie di altra origine, a seconda della profondità, è possibile scegliere tra peelings chimici, la Luce Pulsata ad alta energia (ideale per le macchie delle mani e del decolleté ), laser Q-Switched (macchie profonde), laser CO2 (macchie “in rilievo”). La versatilità di questi protocolli ne rende inoltre possibile la combinazione, in tempi differenti.

Indicazioni terapeutiche  

Tengo a precisare che è importante preparare la pelle al trattamento. Spesso consiglio l’applicazione di specifiche lozioni leviganti e creme con filtro solari per proteggerla dall’esposizione ai raggi UV. Dopo il trattamento la pelle potrà apparire leggermente arrossata per alcuni giorni e presentare una modesta esfoliazione. Dopo il trattamento è possibile anche truccarsi. 

Foto di Min An su Pexels

 


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Rinoplastica e rinofiller suscitano sempre tanti dubbi e domande nelle pazienti. Ci sono differenze sull’efficacia? Possono essere fatti in alternativa l’uno all’altro? Con questo articolo intendo fare chiarezza e rassicurare le pazienti che desiderano migliorare l’aspetto del proprio profilo. La scelta tra queste due procedure deve essere effettuata con consapevolezza e la guida del chirurgo. In genere, si consiglia di ricorrere al filler quando si hanno piccole correzioni da effettuare come l’orientamento della punta del naso. In altri casi che richiedono un intervento strutturale più consistente, è consigliabile pensare a una rinoplastica. 

 

Rinoplastica e rinofiller: le differenze principali

Ho parlato della rinoplastica anche qui ma tengo a specificare che si tratta di un intervento chirurgico finalizzato a modificare la struttura del naso. Si agisce separando la struttura osteo cartilagineo dalla cute, rimodellandola secondo la nuova forma. Poi la cute viene collocata in sede e suturata, spesso vengono applicati degli appositi cerotti stringenti per evitare che gli esiti cicatriziali siano visibili. Inoltre, si ricorre all’uso di un supporto in gesso o una placchetta a protezione del naso, soprattutto se è stata eseguita una settoplastica. 

Va da sé che la rinoplastica è l’intervento di elezione per chi risente di malformazioni, inestetismi e disturbi legati alla forma del naso. 

Il rinofiller invece aiuta a correggere alcuni piccoli inestetismi e imperfezioni del naso, grazie alla sua azione riempitiva dell’acido ialuronico.

La maggiore efficacia si riscontra nell’orientamento della punta del naso o nei piccoli difetti estetici dovuti alla parte cartinaginea del naso. 

 

Durata dei risultati 

La rinoplastica ha un effetto permanente, molto migliorativo per chi la sceglie. Seguendo tutte le prescrizioni e indicazioni postoperatorie, tutto sarà più semplice. Il rinofiller a base di acido ialuronico dura tra i 5 e i 10 mesi circa, un arco di tempo dopo il quale bisogna ripetere il trattamento per mantenere i risultati ottenuti. 

Foto di Engin Akyurt su Pexels

 











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