chirurgia del seno Archivi - Cristiano Biagi

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La mastoplastica additiva, cioè l’aumento del volume delle mammelle mediante protesi, viene da sempre praticata in anestesia generale o in sedazione profonda, inserendo le protesi in una tasca che il chirurgo crea o davanti o dietro (in tutto o in parte – dual plane) il muscolo grande pettorale. Queste tecniche tradizionali comportano sempre un notevole trauma per i tessuti, specialmente le tecniche retromuscolari.

L’anatomia, cioè la normale struttura delle mammelle, viene necessariamente alterata: vengono sezionati vasi sanguigni, nervi e legamenti che normalmente sono il supporto naturale delle mammelle. Il dolore post operatorio è sempre presente, in gradi variabili da paziente a paziente, ed il tempo necessario per guarire e ritornare alle proprie attività è di almeno 3-4 settimane, ed anche di più per la ripresa delle attività sportive. Le cicatrici, anche adoperando le tecniche più conservative, sono mediamente di 4-5 cm, talvolta anche più lunghe.

Queste inevitabili conseguenze della mastoplastica additiva tradizionale spaventano molte pazienti, desiderose di migliorare il volume e la forma del proprio seno. Molte vorrebbero operarsi ma lo spettro del dolore e della lento recupero le blocca. Alcune fanno lavori fisicamente impegnativi e non possono permettersi di stare ferme per 3-4 settimane. Altre sono sportive, anche a livelli professionistici e non possono sospendere i loro allenamenti. Spesso anche il timore di ottenere un risultato poco naturale o eccessivo rappresenta un notevole problema psicologico.

 

 

La nuova tecnica di mastoplastica additiva Preservé™

Preservé™ è l’innovativa metodica che cambia drasticamente il modo di fare mastoplastica additiva per il chirurgo e soprattutto il modo di viverla e di goderne da parte delle pazienti.

In cosa consiste esattamente? 

La metodica preserva, appunto, cioè conserva senza alterarle, le normali strutture legamentose delle mammelle.

Si esegue in semplice anestesia locale accompagnata, se richiesto, da una leggerissima sedazione, ed ha la durata di circa 30-40 minuti. Le incisioni cutanee e quindi le cicatrici risultanti sono assolutamente corte, circa 2,5 cm e situate nei solchi sottomammari. Il chirurgo non deve creare con i classici ferri e strumenti la “tasca” dove inserire le protesi, perché viene utilizzato uno speciale separatore molto stretto che crea un tunnel sotto la ghiandola mammaria. Dopodiché viene rimosso e sostituito da uno strumento che ha all’apice un espansore ovvero un “sacchetto” che verrà poi gentilmente e delicatamente gonfiato, ciò crea una tasca sotto la ghiandola senza sanguinamento e senza tagliare le strutture di supporto delle mammelle, creando così una sorta di “nido” tridimensionale che accoglierà e sosterrà la protesi.

Dopo queste due iniziali procedure della durata complessiva di pochi minuti, vengono inserite le protesi Ergonomix2™ o Joy™ di Motiva, utilizzando uno speciale introduttore, il funnel, che per semplicità potremmo definire una sorta di “sac a poche”, che termina con un orifizio molto stretto, di circa 1,5-2 cm. Potreste chiedere a questo punto come può fare una protesi mammaria, larga anche 11-12 cm , a passare attraverso un buco di soli 2 cm? La risposta è che le protesi Motiva Ergonomix 2 o joy™ sono estremamente morbide ed elastiche: si deformano e riacquistano poi, nella tasca, la loro forma iniziale.

L’eccezionale morbidezza delle protesi Motiva ergonomix 2 o Joy™ consente inoltre di praticare la tecnica Preservè anche nelle pazienti molto magre, che con altre protesi necessiterebbero una tecnica di aumento mammario retromuscolare totale o parziale (“dual plane”).

L’apparente semplicità della procedura non vuol dire che sia semplice eseguirla; serve un training specifico e opportuno garantito soltanto da Motiva. In Italia solo pochi chirurghi hanno la possibilità di praticare la tecnica Preservé™, poiché hanno seguito e superato lo specifico training ed hanno una sufficiente esperienza nell’utilizzo delle protesi ergonomiche.

L’assenza di dolore post operatorio, o al limite soltanto un leggero e breve disagio, assolutamente incomparabile rispetto al dolore che inevitabilmente si accompagna alle tecniche standard di mastoplastica additiva, un recupero pressoché immediato, l’anestesia solo locale, il risultato subito “godibile” e naturale. Nella Preservé™ infatti le protesi sono “subito a posto”, senza bisogno di attendere mesi affinché si stabilizzino, fanno di questa tecnica innovativa una scelta assai corretta per molte delle pazienti che desiderano una vera e propria armonizzazione mammaria.

 

 

In foto il Kit Preservé™ (courtesy Motiva®)


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La breast illness è una condizione patologica che affligge le donne che, purtroppo, sono vittime di casi di malasanità nell’ambito della chirurgia del seno. Interventi non eseguiti correttamente o in condizioni non indicate, possono portare una dolorosa serie di sintomi che peggiorano la qualità della vita della paziente. In molti casi sono addirittura invalidanti. Pubblico con piacere la testimonianza di Giulia, una paziente che mi ha scelto per aiutarla e accompagnarla nel suo percorso di mastoplastica correttiva.

“Rinata dopo la Breast Illness”

Giulia adesso è più serena ma quando racconta la sua storia, un velo di sofferenza attraversa il suo sguardo: “Come tante persone, anch’io sono stata vittima da una grave malasanità e chirurghi che usano il bisturi come arma a doppio taglio. Da una parte ti possono migliorare la vita ma se capiti dal lato apposto ti distruggono la vita.” – continua – ” Il tutto è iniziato con la rottura delle mie prime protesi del seno che mi hanno innescato la Breast Illness. I primi sintomi erano il ciclo che non si fermava più, stanchezza e irritabilità per poi con il passare del tempo trasformarsi in un mostro che mi mangiava il corpo dall’ interno. Non riuscivo più a camminare e persino tenere una penna in mano era troppo difficile.

L’ infiammazione era così elevata che non avevo più memoria, non riuscivo più ad alzarmi ed anche la parola non c’era più! Stavo vivendo con foglietti per ricordare, la roba la dovevo mettere a vista d’occhio per ricordare e non inciamparci sopra. Persino l’aria mi sembrava pesante e dolorosa! Non so veramente come ringraziare il chirurgo Cristiano Biagi che è stato l’unico che mi ha salvato la vita. Ha usato il suo bisturi per donarmi un nuova vita senza dolori.”

Mastoplastica correttiva come soluzione alla Breast Illness

Nel caso di Giulia e per molte pazienti, la mastoplastica correttiva rappresenta la soluzione alla breast illness. L’importanza della scelta del chirurgo in situazioni simili ha un’importanza anche più grande. Mi auguro che la testimonianza di oggi abbia aiutato le pazienti più timorose a prendere una decisione.

Foto di Vinicius Wiesehofer su Pexels


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La mastopessi riduttiva è una procedura chirurgica importante, spesso combinata agli interventi di mastoplastica che armonizzare i volumi di un seno ipertrofico o cadente in cui il complesso areola-capezzolo hanno subito uno spostamento eccessivo perso il basso. La mastopessi riduttiva ha una valenza fondamentale nel donare nuovamente un aspetto naturale alla mammella che ritrova anche visivamente le proporzioni perdute. In quest’articolo ne espongo con chiarezza tutti i vantaggi, per aiutare le pazienti nell’orientarsi prima della prima visita chirurgica.

La soluzione per la ptosi mammaria

La mastopessi riduttiva si svolge in sedazione, dura intorno alle 3 ore e consiste nel ricostituire il solco mammario per riportare in asse areola e capezzolo, riducendo i volumi. Un seno ipertrofico o afflitto da ptosi può trovare una soluzione risolutiva con questa procedura proprio perché la riduzione dei volumi non solo armonizza la figura ma alleggerisce il peso del seno su collo e schiena.  Le precauzioni post-operatorie sono le stesse richieste per un qualsiasi intervento di chirurgia del seno, in particolare bisogna prestare attenzione alla cura delle cicatrici, utilizzando le creme necessarie. I primi risultati sono apprezzabili entro 6 mesi, con la normalizzazione fisiologica del seno.

Perché sottoporsi alla mastopessi riduttiva

Accanto alle ragioni cliniche e alle esigenze di evitamento di patologie più gravose per la colonna e la muscolatura della schiena, la mastopessi aiuta la donna che vuole ritrovare un seno più naturale e conforme alle proprie aspettative. Ritrovare il benessere psicologico è fondamentale, specialmente quando le dimensioni eccessive del seno rendono la vita quotidiana e relazionale fonte di disagio e problematiche.

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels


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Mastoplastica additiva, l’intervento più amato, più richiesto e anche più ricco di disinformazione. Nonostante siano disponibili molte più informazioni, rispetto al passato, devo purtroppo rimarcare che molto spesso non sono attendibili. In alcuni casi, addirittura rendono tutto più complesso, instillando dubbi o timori nelle donne che invece desiderano potersi sottoporre all’intervento in tranquillità. Per questo motivo, ho deciso di rilasciare la mia intervista su questo argomento a lipoelastic.

Mastoplastica additiva senza stress

Nell’intervista, che potete leggere qui, è possibile trovare tutte le informazioni necessarie per dissipare ogni dubbio. Ad esempio, parlo della natura dell’intervento, affrontando il tema della prima visita, fondamentale per costruire il rapporto medico-paziente e stabilire anche la tipologia di protesi da impiantare a seconda della fisicità. Un altro tema importante sono i tempi di ripresa, che variano da persona a persona, sia per la situazione clinica che per le tecniche operatorie utilizzate. Altro importante tema affrontato è il post operatorio e i volumi delle protesi utilizzate. In linea di massima, consiglio sempre un graduale aumento della taglia per evitare drastici cambiamenti della fisicità e scongiurare qualsiasi rischio.

L’importanza del ruolo di chirurgo estetico etico

Come chirurgo estetico etico credo che sia importante aiutare le pazienti a trovare un nuovo modo di guardare se stesse. L’intervento chirurgico di mastoplastica additiva deve esaltare la bellezza e la femminilità di ogni donna, senza stravolgerne la fisionomia. Il rapporto tra medico e paziente è appunto fondamentale e tengo moltissimo ad ascoltare attivamente ogni storia. Sottoporsi a un intervento così importante nasce da un’esigenza primaria, quella di raggiungere la serenità e il benessere psicofisico.

Foto di Jean-Daniel Francoeur su Pexels


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I disturbi alimentari sono un male che affligge molti giovani pazienti in Italia ed è spesso collegato a molti fattori psicologici quali la dismorfofobia, spesso provocata da canoni di bellezza inarrivabili o distorti. La chirurgia estetica, contrariamente a quanto si pensi, può essere un validissimo aiuto soprattutto nella fase post terapia di un paziente che ne è afflitto. Tengo a precisare che consiglio sempre a tutti i pazienti che soffrono di questa condizione di affrontare un percorso di cura con il sostegno di psicologi e nutrizionisti, specialisti indispensabili in queste circostanze.

Disturbi alimentari: interventi post terapia da DCA

Molti pazienti DCA, spesso al termine di un percorso, decidono di sottoporsi a procedure chirurgiche di chirurgia estetica, in special modo dopo importantissime oscillazioni di peso. Addominoplastica e mini addominoplastica sono gli interventi d’elezione per chi ha sofferto di alimentazione incontrollata, naturalmente prima dell’inizio di qualsiasi procedura è importante che anche i terapeuti specialisti che hanno seguito il paziente ne siano informati. Un altro protocollo molto richiesto dalle donne è senz’altro la mastoplastica additiva con mastopessi. Un modo per sentirsi nuovamente a proprio agio con il proprio corpo dopo un percorso di guarigione da DCA.

Ascolto, comprensione ed etica

Nel corso della mia esperienza professionale, ho avuto modo di aiutare pazienti sulla via del forte miglioramento della DCA, per questo motivo bisogna preferire un approccio multidisciplinare, confrontandosi con colleghe e colleghi esperti in materi di psicologia e nutrizione. Il corpo, il suo aspetto  e la sua percezione nello spazio è differente in pazienti DCA che necessitano di ascolto, profondo rispetto e comprensione.

Foto di Engin Akyurt su Pexels











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