lipofilling Archivi - Pagina 2 di 2 - Cristiano Biagi

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Molte pazienti mi chiedono come si possa ottenere un effetto naturale con una mastoplastica additiva. Innanzitutto, è importante precisare che la tecnica operativa impiegata svolge un ruolo importantissimo. La scelta della giusta protesi o l’uso del lipofilling possono aiutare a raggiungere una forma più piena e armonica del seno senza stravolgere le proporzioni del corpo.

 

Come riconoscere un seno ad effetto naturale

In linea di massima, in seguito alla mastoplastica additiva o al lipofilling il seno acquisisce maggiore morbidezza intorno ai 2-3 mesi successivi all’intervento. In quel lasso di tempo, infatti, il seno sarà “tornato in posizione”

Nelle prime settimane infatti le protesi spesso risultano leggermente alte, per una leggera contrattura del muscolo. Questo “scalino” si risolve spontaneamente e indossando lo specifico reggiseno con fascia (che esercita una spinta in basso sul muscolo), così le protesi “scenderanno” appena un po’, garantendo un ottimo e naturale risultato.  Anche il volume delle mammelle dovrà essere valutato  in via definitiva solo dopo 3-6 mesi, cioè quando scomparirà l’edema fisiologico che sempre si manifesta dopo l’intervento.

La cura nell’indossare il reggiseno postoperatorio durante il periodo prescritto di 30 giorni aiuta proprio il nuovo seno ad adattarsi in maniera più fisiologica possibile alla nuova condizione. Trascorso questo tempo,  potranno essere indossati i comuni reggiseni, evitando però quelli “col ferretto” nel caso di impianto di protesi dal solco mammario: questi potranno essere indossati solo dopo 2-3 mesi.

L’utilizzo abituale di un comune reggiseno è raccomandato soprattutto nei casi di impianto di protesi voluminose. Se la paziente pratica sport di contatto, dovrà indossare durante l’attività fisica un reggiseno sportivo stretto.

 

Mastoplastica additiva e cicatrici: come gestirle

La disposizione strategica delle incisioni è fondamentale per tenere nascosti gli esiti cicatriziali. Il solco mammario, il cavo ascellare o tra la cute bianca e la regione emiperiareolare. La scelta della via di inserimento viene stabilita dal chirurgo e dalla paziente che valuterà se “passare” dall’areola, dal solco o dall’ascella in base alle dimensioni delle areole e delle protesi: protesi grandi non potranno facilmente essere inserite attraverso areole piccole, ma dovranno essere impiantate dal solco mammario o dall’ascella. Dopo pochi mesi dall’intervento, tutte le incisioni risulteranno pressoché invisibili.

Foto di Barbara Ribeiro su Pexels

 


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Lipofilling al seno sì o no? La risposta corretta è sì ma solo in alcuni casi specifici. Ho già parlato di questo argomento qui, tuttavia è giusto rassicurare le donne che leggono spesso notizia contrastanti in merito a questa procedura. Il lipofilling consiste nel prelievo di cellule adipose da parti del corpo come addome, che vengono trapiantate nell’area da trattare. Dal momento che si tratta di cellule adipose è fondamentale agire con precisione e accuratezza rispetto ai volumi da restituire al corpo, per un effetto più naturale possibile.

Tengo a precisare che il lipofilling al seno non sostituisce una mastoplastica additiva laddove richiesta.

 

 

Ecco in quali casi è indicato

 

Il lipofilling al seno è la soluzione ideale per trattare uno svuotamento della mammella inseguito all’allattamento o a un perdita di peso drastica. In questo caso, è fondamentale che il punto di iniezione in cui inoculare le cellule adipose sia individuato con estrema precisione. Un altro fattore è la corretta sterilizzazione e depurazione del grasso, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di infezione. Inoltre, un cattivo accumulo di grasso potrebbe portare alla deformazione del seno, alla formazione di noduli e granulomi e a sintomatologie dolorose. Nei casi più gravi, un eccesso di iniezione di grasso potrebbe generare una necrosi del tessuto mammario. In genere, sarebbe ragionevole raggiungere l’aumento di appena una taglia con il lipofilling, considerando che non si tratta di un intervento duraturo in quanto circa il 30% delle cellule viene riassorbito dall’organismo. Per un risultato di maggiore durata e con meno rischi è utile valutare una mastoplastica additiva.

 

 

Quando è meglio non farlo

 

La non invasività del lipofilling rappresenta una sirena irresistibile per le pazienti più timorose ma questo aspetto non deve trarre in inganno. Questa procedura è assolutamente sconsigliata per il trattamento del seno cadente o ptosi mammaria. Le iniezioni di grasso non vanno a correggere le asimmetrie, anzi potrebbero aggravare la situazione perché aggiungono un volume che tende a pesare ul seno. Una mastopessi additiva, invece, sarebbe risolutiva e restituirebbe alla paziente che soffre di ptosi un seno più armonico e bello.

Foto di Evelyn Chong su Pexels


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Mastoplastica e allattamento sono al centro di tante domande delle pazienti.  La mastoplastica è l’intervento di gran lunga più legato alla percezione della femminilità da parte delle stesse pazienti. Il fatto che sia molto richiesto lo dimostra. La nascita di un bambino è un evento straordinario che trasforma profondamente il corpo e la psiche di una donna. La neomamma è in un turbine di emozioni e ansie, soprattutto per quanto riguarda il seno che diventa fondamentale nella quotidianità per la nutrizione.

Le donne che si sono sottoposte a un intervento di mastoplastica prima della gravidanza possono allattare in tutta sicurezza e tranquillità perché i protocolli di chirurgia del seno sono elaborati con lo scopo di mantenere inalterate tutte le funzionalità della mammella proprio per queste eventualità. In questo caso è importante attendere 6 mesi almeno dopo l’intervento, per consentire il giusto recupero e successivamente cercare una gravidanza.

Mastoplastica e allattamento possono coesistere anche in modo felice, a patto che vengano rispettate alcune condizioni imprescindibili.

 

Collocazione delle protesi e allattamento

 

Voglio rassicurare le pazienti che desiderano sottoporsi a una mastoplastica e successivamente avere l’opportunità di allattare: è possibile farlo. Come avevo già scritto qui, tutto dipende dalla collocazione delle protesi: con un’incisione nel solco sottomammario, sia sul piano retroghiandolare che sul piano retromuscolare parziale, i dotti galattofori mantengono la propria funzionalità. Per questo motivo, consiglio alle mie pazienti di considerare quest’importante vantaggio.

Anche con un’incisione periareolare è possibile preservare i dotti galattofori, in quanto l’area interessata è periferica e non va a ledere le strutture sottostanti al capezzolo.

 

Chirurgia del seno dopo l’allattamento

 

Accade che in alcuni casi, dopo l’allattamento, il seno cambi aspetto. Basta pensare al seno svuotato o cadente. Per svuotamento della mammella s’intende un cambio di volume sensibile della ghiandola e del tessuto adiposo. Quando si parla di seno cadente, si considera la ptosi ossia un rilassamento delle fasce muscolari che sostengono la mammella, dopo un importante aumento di volume. A seconda dei casi, si può optare per una mastoplastica additiva (con o senza lipofilling) o correttiva per eliminare lo svuotamento. Per quanto riguarda il seno cadente, si potrebbe considerare una mastopessi con l’ausilio di protesi.

 

Quando sottoporsi all’intervento

 

Importantissimi sono i tempi: consiglio di attendere almeno 6 mesi dalla fine dell’allattamento. In tal modo si avrà una maggiore stabilità ormonale e il seno potrà rientrare in una volumetria pre-gravidanza.

Foto di Clayder Duque su Pexels


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La liposcultura è l’intervento di chirurgia estetica che consente di rimodellare il corpo attraverso la rimozione localizzata degli accumuli adiposi. Spesso si pensa a questo tipo di protocollo un po’ più a ridosso dell’estate, quando molte persone si preparano ad andare al mare e percepiscono una sensazione di disagio nel mostrare il proprio corpo. Esaltare il naturale aspetto sano e rivelare la bellezza di ognuno fa parte dei valori della mia etica professionale, perciò consiglio di sottoporsi a liposcultura dopo un’attenta valutazione chirurgica.

La liposcultura non ha la finalità di far perdere peso ma elimina solo l’adipe che crea disarmonie estetiche, come ad esempio le fastidiose culotte de cheval, i cuscinetti addominali o gli accumuli nella zona dorso lombare ecc.

Gli interventi estetici di liposcultura offrono un risultato che conferisce un aspetto snello e sano, conforme alla fisicità da trattare.

 

Quando arriva il momento giusto?

 

Ogni intervento estetico ha i propri protocolli e tempi di recupero che vanno rispettati, per permettere un esito soddisfacente. Le condizioni in cui le pazienti mi chiedono una liposcultura sono quelle che coinvolgono depositi di adipe connessi a fattori ereditari o costituzionali. Si fa ricorso alla liposcultura anche quando anche la dieta e l’esercizio fisico non riescono a produrre risultati.

Oggi si interviene prevalentemente sullo strato superficiale per consentire la massima retrazione della pelle che permette al corpo di riadattarsi al modellamento. In genere, le incisioni sono praticate in zone invisibili e hanno un’estensione trascurabile (circa 3-4 mm).

I tempi di recupero della liposcultura sono molto veloci, dopo qualche giorno si può tornare alle proprie attività lavorative e sociali. È importante indossare una guaina elastocompressiva e non esporre al sole per qualche settimana le aree trattate. Per questo motivo, è consigliabile pensare alla liposcultura con un po’ di anticipo.

 

Valutare un intervento combinato

 

Mi viene richiesto spesso se, insieme alla liposcultura è possibile effettuare anche una mastoplastica. Naturalmente, a seconda delle condizioni cliniche di ogni paziente, è possibile eseguire anche interventi al seno per un risultato ancora più armonioso. Per poter correggere la forma o il volume delle mammelle, accanto alle protesi, si ricorre anche alla tecnica del lipofilling, applicata con successo in molti casi.

 

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels











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