mastoplastica additiva Archivi - Pagina 5 di 7 - Cristiano Biagi

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Le protesi sono elementi fondamentali nel percorso verso mastoplastica e mastopessi, tanto per il chirurgo quanto per la paziente. Per personale inclinazione sono molto scrupoloso nel consigliare l’impianto ottimale ad ogni paziente. In particolare credo che sia giusto compiere una scelta oculata ed equilibrata, affidandosi alle ultime tecnologie in tema di protesi mammarie. Ecco cosa consiglio alle pazienti che si accingono ad affrontare un intervento. 

Come scegliere le protesi 

Nella scelta della protesi ideale concorrono diversi fattori, occorre ricordare che la mastoplastica additiva e la mastopessi provocano una ridefinizione delle proporzioni tra il seno e il torace, inoltre il tipo di rimodellamento desiderato e il tipo di tessuti della paziente e la sua fisicità sono fattori che possono influenzare molto la scelta

In genere le protesi proiettano verso l’alto l’areola, soprattutto quelle di tipo anatomico esaltano lo slancio del profilo, ma sono consigliate per dare un effetto armonico ad un volume più importante, sicuramente non per dare pienezza ad un seno molto piccolo.

Maggiore è la grandezza dell’impianto mammario scelto e minore è l’influenza del tessuto originale del seno, inoltre è importante preservare l’equilibrio tra la forma scelta e il volume che si vuole aggiungere per avere un effetto naturale. 

L’esperienza con Joy Motiva 

Tra le protesi che spesso vengono scelte dalle mie pazienti e che hanno offerto risultati soddisfacenti ci sono sicuramente le protesi ergonomiche Joy Motiva. Ne ho parlato più diffusamente qui e visitando la sezione dedicata ai prima e dopo potrete apprezzarne le caratteristiche.

Foto di Pixabay su Pexels

 


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La mastoplastica additiva è il protocollo principe per l’aumento del seno. L’importanza di rivolgersi al giusto professionista sanitario con cui ci si possa sentire in sintonia è fondamentale. Purtroppo alcune notizie di cronaca di qualche tempo fa, ci ricordano che una corretta informazione sull’aumento del seno continua ad essere necessaria. In questo articolo voglio fare chiarezza e aiutare le donne che si avvicinano per la prima volta all’argomento. 

Mastoplastica additiva, il protocollo da preferire 

Le tecniche operative per l’aumento del seno sono molteplici ma sicuramente la mastoplastica additiva, con lipofilling o protesi, è senz’altro tra i più sicuri e controllati. Per questa ragione è bene diffidare di chi promette stupefacenti risultati attraverso trattamenti di infiltrazione.

Tengo a specificare che è assolutamente vietato iniettare silicone nella mammella. Si tratta di pratiche rischiose per la salute della paziente. Basti pensare che il silicone liquido può provocare reazioni infiammatorie e granulomatose molto gravi anche a dopo anni. Inoltre, può causare persino embolie se iniettato su un vaso sanguigno. L’unico trattamento iniettivo autorizzato è il lipofilling, in quanto richiede l’impiego di grasso autologo  trattato e purificato. In alternativa si ricorre all’impianto di protesi che vanno scelte insieme al proprio chirurgo. 

Perché è importante la scelta del medico 

Aumentare la taglia del seno va oltre la questione chirurgica. Bisogna ricorrere a specialisti in chirurgia plastica o estetica con un approccio etico e che operino mettendo al centro la sicurezza della paziente.

Foto di Евгения Карпова su Pexels

 


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La ricostruzione mammaria è un argomento molto delicato che mi sta particolarmente a cuore. Sempre più spesso si parla di ricostruzione immediata cioè effettuata contestualmente all’intervento di mastectomia senza dover tornare in sala operatoria. Un’importante concomitanza che offre alla paziente la possibilità di vedersi subito con il suo nuovo seno, riducendo in maniera sensibile i disagi psicologici dovuti a una mastectomia post tumorale. 

Vediamo insieme quali sono tecniche più usate ed efficaci.

Ricostruzione mammaria con protesi pre-pettorale

Una delle tecniche di ricostruzione mammaria che sta prendendo sempre più piede consiste nell’inserimento della protesi sopra al muscolo pettorale anziché sotto. Questa tecnica di mastoplastica additiva offre diversi vantaggi. Innanzitutto si asporta solo la ghiandola, preservando la vascolarizzazione dei tessuti circostanti. Il muscolo pettorale non viene coinvolto in quanto non viene sollecitato con l’uso si espansori per l’inserimento delle protesi.  Il tempo trascorso in ospedale è minore e il decorso post-operatorio è uguale a quello di una semplice mastoplastica additiva.  

Questa tecnica è molto indicata soprattutto in casi in cui il tumore venga diagnosticato precocemente o in uno stadio non troppo avanzato. La massa localizzata e di dimensioni ridotte facilita questa scelta. In alcuni casi si ricorre a terapie neoadiuvanti per ridurre le dimensioni del tumore ed applicare questa tecnica. Inoltre, quando si effettua la mastectomia è possibile conservare il sottocute, la pelle e l’area periaereolare senza dover ricoprire la protesi con il tessuto muscolare.

 

Indicazioni terapeutiche 

Non sempre è possibile ricostruire un seno con l’impianto di protesi nell’area pre-pettorale. Se la paziente ha dovuto sottoporsi a radioterapia o in seguito a un intervento conservativo. Vi sono casi in cui l’impianto di protesi non è possibile oppure non è desiderato dalle pazienti che preferiscono il lipofilling.

Foto di Art House Studio su Pexels

 


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Un intervento molto richiesto è senza dubbio il lifting del seno, ossia la mastopessi. Le cause di un aspetto cadente della mammella possono essere molteplici: in linea generale, il fenomeno della ptosi è connesso al passare degli anni. Con l’invecchiamento, i legamenti di Cooper, che hanno la funzione di “reggiseno naturale”, perdono tono e cedono alla forza di gravità determinando l’effetto di “caduta verso il basso”.

Se a questo si aggiungono drastici cambiamenti di peso o una o più gravidanze, la ptosi si accelera.

Molto spesso il seno cadente appare anche svuotato e con un fastidioso effetto di pelle in eccesso. Il protocollo più efficace è l’intervento chirurgico, in quanto il mantenimento di un peso forma o un’attività fisica concentrata nella regione pettorale non danno i risultati sperati.

Il processo di ptosi è fisiologico e i fattori genetici e individuali ne determinano il decorso. 

 

Quali sono i vantaggi del lifting del seno  

Ho parlato diffusamente della mastopessi e delle modalità operative anche qui . Oggi vorrei approfondire sui benefici che dà alle pazienti.

La mastopessi rialza e ridisegna la forma delle mammelle con vero e proprio effetto lifting. I tessuti mammari sono alleggeriti dall’eliminazione della cute in eccesso nella parte inferiore. Inoltre, la posizione del capezzolo e delle areole risulta rialzata con un effetto più armonico, in molti casi si ricorre al loro rimodellamento.

L’importante è che nel corso della prima visita chirurgica, la paziente indichi al chirurgo i propri desideri e le aspettative. Spesso a quest’intervento si abbina una mastoplastica additiva o un lipofilling per riequilibrare i volumi e dare un aspetto più pieno alla mammella. Nel caso in cui il seno sia già molto grande, si preferisce ridurlo. 

La figura risulta immediatamente più giovane e armonica. Basti pensare che il dolore è minimo o assente, perché il “lavoro chirurgico” si limita ad un rimodellamento dei tessuti superficiali, cioè pelle, grasso e ghiandola.

Negli interventi associati all’impianto retromuscolare di protesi, la paziente può avvertire un senso di fastidio o tensione pettorale, di breve durata, legato allo stress cui è stato sottoposto il muscolo. Nulla che non si possa controllare con comuni farmaci analgesici.

 

Come comportarsi dopo l’intervento? 

Come per tutti gli interventi chirurgici al seno, dopo la mastopessi bisognerà indossare uno specifico reggiseno sostenitivo per circa un mese, evitando bruschi movimenti con la parte alta del corpo e le braccia per circa 20 giorni. Una volta trascorso questo periodo e previa costante supervisione chirugica, la paziente potrà tornare a svolgere le proprie attività sportive. 

 

Foto di Jernej Graj su  Unsplash

 


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Quando una donna sconfigge una grave malattia come un tumore alla mammella ha bisogno più che mai di affidarsi alle cure di un chirurgo etico. Le sofferenze fisiche e psicologiche mettono in luce la sua forza ma anche le sue fragilità e la sua delicatezza. Per questo motivo mi stanno molto a cuore i casi di mastoplastica ricostruttiva in seguito a una mastectomia.

 

Come si effettua la mastoplastica ricostruttiva

Ogni donna affronta in modo unico questo percorso. Molte sono animate dalla determinazione di recuperare la propria femminilità reagendo alle ferite fisiche e psicologiche che lascia una malattia. Le condizioni di partenza sono differenti a seconda della procedura sottrattiva utilizzata. Una quadrantectomia che prevede l’asportazione di una sola parte di un seno necessita una ricostruzione diversa da un caso di mastectomia bilaterale.

Nel trattamento della quadrantectomia si punta a ricreare la simmetria e i volumi della mammella sana per dare un effetto più naturale possibile. Si parla di ricostruzione totale quando entrambi i seni vanno ricreati completamente. Le tecniche e i risultati finali vengono scelti con particolare cura. Alcune donne prediligono delle protesi che oltre alla forma del seno che avevano, riescono a donare un un effetto armonizzante, magari con un lieve incremento del volume.

Un’altra tecnica abbastanza diffusa consiste nello svuotamento della mammella cioè il nipple-sparing. In questo caso c’è la conservazione dei tessuti di rivestimento. In questo caso le protesi vanno inserite  sotto il muscolo pettorale.

 

Lipofilling o mastoplastica additiva?

Dipende dai casi, dai desideri della paziente e dal suo stato clinico. Molte tendono a preferire il  lipofilling in quanto consente di ricreare i volumi perduti in seguito all’intervento oncologico, rimodellando le mammelle e migliorando della qualità dei tessuti e delle cicatrici.

Secondo alcuni studi scientifici, il grasso umano è ricco di cellule staminali adulte, capaci di rigenerare in modo profondo i tessuti in cui vengono trasferite. In tal modo viene contrastata anche la Post Mastectomy Pain Syndrome (PMPS). Questo disturbo colpisce circa il 40% delle donne sottoposte a mastectomia e si manifesta con dolore compreso tra la cicatrice, l’ascella e il braccio. Una sintomatologia dolorosa resistente agli antidolorifici e agli anti-infiammatori e che l’uso del grasso può ridurre sensibilmente.

Foto di Klaus Nielsen su Pexels

 











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