TadminA, Autore presso Cristiano Biagi - Pagina 8 di 59

pexels-cottonbro-studio-8343935-scaled-2-1200x1801.jpg

I trattamenti con l’impiego di botox o tossina botulinica possono essere effettuati serenamente anche in estate. Il terzo superiore del viso può beneficiare di una rinnovata compattezza ed elasticità, con la distensione delle zampe di gallina, delle rughe sulla fronte e dell’area glabellare. Anche il terzo inferiore del volto può essere efficacemente trattato e io, in generale, consiglio una seduta pre-vacanze proprio per massimizzare l’effetto distensivo del botox e contrastare gli effetti della mimica connessi all’esposizione solare. In tal modo, si andrebbe a evitare l'”effetto maschera” sulle rughe più o meno profonde di un volto abbronzato.

Botox e sudorazione: un alleato prezioso

Uno tra i tanti usi del botox è legato anche alla regolazione della sudorazione nel trattamento dell’iperidrosi. Questa patologia consiste nella sudorazione eccessiva e condiziona la qualità della vita dei pazienti che ne soffrono in modo significativo, soprattutto durante la stagione estiva. L’iniezione della tossina botulinica, soprattutto nella regione palmare, plantare e ascellare, riduce l’attività delle ghiandole sudoripare impedendo la sudorazione eccessiva e assicurando un maggior comfort nella quotidianità. Sebbene l’effetto non sia permanente, i benefici possono durare da sei mesi a un anno. Questo significa che le persone possono godere di un periodo prolungato senza sudorazione eccessiva. Un notevole sollievo che fa sentire in modo chiaro i suoi vantaggi, soprattutto nella stagione estiva.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Sentirsi bene nella propria pelle

L’efficacia del botox è ben nota e documentata sia da studi clinici che dalla testimonianza soddisfatta dei pazienti che hanno potuto godere dei suoi benefici effetti. Naturalmente consiglio sempre un’accurata valutazione durante la visita con il medico estetico per definire, a seconda dei casi, le zone da trattare.

Foto di cottonbro studio da Pexels[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


pexels-kerem-kslr-17402760-scaled-2-1200x1800.jpg

Rifarsi il seno non vuol dire solo, come comunemente si pensa, aumentare di una taglia il proprio decolletè ma talvolta significa voler eliminare degli inestetismi con implicazioni funzionali che possono essere una fonte di vero disagio per la donna. In quest’articolo voglio approfondire il tema della mastoplastica correttiva, un protocollo indispensabile non solo per correggere capezzoli introflessi e mammelle tuberose, ma anche per intervenire in seconda istanza su un precedente intervento chirurgico non soddisfacente.

Mastoplastica correttiva: cos’è e quando farla

La mastoplastica correttiva è un intervento sicuro che include procedure chirurgiche differenti. Si va, ad esempio, dall’intervento più breve come la correzione dei capezzoli introflessi al più complesso e articolato come la correzione delle mammelle “tuberose”. Spesso le pazienti mi richiedono delle operazioni di mastoplastica correttiva in quanto fortemente insoddisfatte dei risultati di una precedente mastopessi o mastoplastica additiva o riduttiva. In questi casi, è necessario un attento ascolto della paziente che, giustamente scottata da un’esperienza negativa, si dimostra molto timorosa e ripone grandi aspettative nell’intervento di correzione. In generale un paio di giorni di riposo, sarà possibile riprendere la normale routine quotidiana con moderazione, mentre per l’attività fisica è consigliabile attendere circa 4 settimane. Come da prassi, anche in questo caso, la paziente dovrà indossare un reggiseno contenitivo per almeno 30 giorni.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

L’importanza del risultato

Le donne che si sottopongono alla mastoplastica correttiva desiderano un risultato perfetto, in special modo se affrontano l’intervento dopo una precedente operazione non soddisfacente. In linea di massima il mio obiettivo è offrire un risultato molto naturale, sia alla vista che al tatto. Ricordo anche che dopo l’operazione si può allattare, poiché la ghiandola, l’areola e il capezzolo stesso non sono trattati durante l’intervento e continuano a funzionare normalmente.

Foto di KEREM KSLR da Pexels[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


pexels-manuel-guillen-vega-16567074-scaled-2-1200x1801.jpg

La mastopessi consente di ottenere risultati permanenti nell’ambito dell’armonizzazione del seno, sia in termini di volumi che di forme. Consideriamo che spesso la mastopessi è eseguita in concomitanza con la mastoplastica additiva o riduttiva per riequilibrare l’aspetto generale delle mammelle. Ho avuto l’onore di accompagnare tante donne in questo percorso e oggi pubblico con piacere le parole di Eleonora, una paziente che riponeva tutte le proprie speranze di avere un seno all’altezza delle sue aspettative in quest’intervento. Dopo allattamenti e variazioni di peso, aveva iniziato a guardarsi allo specchio senza entusiasmo fino ad arrivare al punto di svolta: decidere di sottoporsi all’intervento.

“Grazie alla mastopessi, mi sento finalmente donna”

“La mia partenza non era delle migliori, allattamenti e variazioni di peso avevano svuotato il mio seno e mi sentivo in forte disagio. Quasi non riuscivo a specchiarmi senza perdere il sorriso. Sono bastati 10 minuti di visita con il dottore, scrupoloso ma anche attento ai miei desideri di risultato, e una volta fissato l’intervento ho finalmente realizzato il mio sogno. Sono entrata la mattina in clinica e uscita nel pomeriggio tranquillamente, 2/3 giorni di fastidio più per i drenaggi che per l’intervento, risolvibile con antidolorifico che ho smesso di prendere già dopo 3 giorni. Dopo un mese e mezzo ho un seno bellissimo, protesi già morbide e cicatrici dopo la round block perfette. Nel post operatorio sono stata seguita alla perfezione, grazie anche alla disponibilità di Natascia che ho assillato per ogni domanda possibile e lei prontamente mi ha sempre risposto con gentilezza e velocemente. Il dottore scrupolosissimo anche nelle visite dopo l’intervento. Non ho mai fatto scelta più giusta!”

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Ritrovare la serenità dopo l’intervento

L’atteggiamento determinato di Eleonora e la fiducia nei risultati ha consentito una reazione psicologica molto positiva che ha influito molto sul suo recupero. L’espressione sorridente di una paziente e la gioia che traspare dalle sue parole sono, come sempre, importantissime per un chirurgo che crede nella propria missione: portare alla luce la naturale bellezza di ogni donna.

Foto di Manuel Guillén Vega da Pexels[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


pexels-chris-howard-755280-scaled-2-1200x801.jpg

Molte pazienti mi chiedono se è possibile fare un peeling in estate. Una risposta c’è: è possibile fare dei peeling estivi, ossia utilizzare delle formulazioni a base di attivi specifici che esercitino un’azione più delicata sulla pelle. Generalmente, il peeling è eseguito con sostanze a PH acido la cui azione rimuove lo strato superficiale della pelle per favorire il turnover cellulare. Il risultato è spesso molto soddisfacente per la persona che vede la propria pelle più luminosa e levigata e con un colorito più vivo. In quest’articolo, intendo dissipare tutti i dubbi su questo trattamento e approfondire sugli attivi e le sostanze che sono più idonee alle sedute effettuate in estate.

Azione superficiale e delicata

I peeling estivi sono caratterizzati dalla presenza di attivi che hanno un’azione esfoliante molto delicata e superficiale, spesso si utilizzano formulazioni a base di acido mandelico per evitare un’azione troppo decisa sulla pelle che si scotterebbe durante l’esposizione al sole. A seconda delle condizioni del soggetto, possono essere pianificate diverse sedute e applicazioni con cadenza bisettimanale per massimizzare l’efficacia del trattamento. Ricordo inoltre che, durante il ciclo terapeutico, è essenziale applicare una crema con SFP 50+ per favorire una schermatura ottimale, meglio se arricchita con peptidi, collagene e sostanze lenitive che contribuiranno a proteggere anche le peli più mature e delicate.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Chi può sottoporsi al peeling estivo?

Si tratta di una terapia indicata sia ai soggetti i più giovani che alle persone più adulte, purché non vi siano in corso terapie farmacologiche ad alto impatto sulla pelle.

Foto di chris howard  da Pexels[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


pexels-anastasiya-gepp-1984437-scaled-2-1200x1800.jpg

Con l’arrivo dell’estate, nonostante diete ferree e attività fisica, molte donne sono ancora insoddisfatte della propria silhouette, spesso a causa delle fastidiose culotte de cheval o di accumuli di adipe localizzato di cui è difficile sbarazzarsi. Sono sempre più numerose le  pazienti che mi chiedono se esistono delle alternative alla chirurgia; la risposta è sì. Il trattamento lipodissolve è una tecnica non invasiva che consiste nell’iniezione della fosfatidilcolina mediante aghi sottilissimi è il più indicato per ridurre gli inestetismi dovuti agli accumuli di grasso.

Snellimento efficace in ambulatorio

Ho parlato del lipodissolve in diverse occasioni e si possono trovare informazioni in più anche qui. La caratteristica principale di questo trattamento è la non invasività e la possibilità di effettuarlo anche durante i mesi più caldi. Bisogna dire che il numero di sedute varia in base alle condizioni fisiche e all’estensione dell’area da trattare. Generalmente le sedute si effettuano con cadenza bisettimanale in regime ambulatoriale, il che consente di sottoporvisi senza particolari accortezze in quanto è possibile riprendere subito le proprie attività sociali, sportive e lavorative. La fosfatidilcolina agisce in maniera mirata e dissolve gli accumuli di adipe che vengono poi eliminati attraverso le urine.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Chi può sottoporsi al lipodissolve?

Il lipodissolve è un trattamento per molti ma, purtroppo non per tutti. I soggetti in stato di gravidanza o che soffrono di diabete, obesità severa, problemi di coagulazione, allergia alla soia o alla fosfatidilcolina devono asternersi dal trattamento. Va da sé che è sconsigliato anche ai pazienti immunodepressi o che sono afflitti da insufficienza renale o epatica.

Foto di Anastasiya Gepp  da Pexels[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











© Copyright 2026 – Cristiano Biagi





© Copyright 2026 – Cristiano Biagi