mastoplastica correttiva Archivi - Pagina 3 di 8 - Cristiano Biagi

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La mastoplastica ricostruttiva ha per me un valore morale oltre che clinico molto alto. Tantissime pazienti che si sono rivolte a me al termine di un percorso oncologico mi hanno chiesto quali potessero essere le controindicazioni di un intervento di questo tipo. Tengo a tranquillizzare tutte le donne con queste parole: la mastoplastica ricostruttiva è una procedura molto spesso collaudata che ha una certa percentuale di successo. In alcuni casi possono esservi delle complicanze, vediamo insieme quali sono e come superarle. 

Mastoplastica ricostruttiva: rischi, complicanze e cura

Una delle complicanze più comuni è senz’altro il sieroma che consiste nella formazione di un liquido nell’area di impianto della protesi mammaria. La presenza del liquido nel caso di protesi anatomiche può favorirne la rotazione e dare al seno un aspetto sgradevole. In questo caso si procede al drenaggio per eliminare il liquido stesso.  Qualora sia in corso un’infezione e la terapia antibiotica non dia un esito positivo, si procede alla rimozione delle protesi e alla ricostruzione del seno. Un’altra complicanza che può verificarsi è la contrattura capsulare che consiste nella creazione da parte del corpo di una capsula fibrosa intorno alle protesi che conferisce una forma innaturale al seno e, in alcuni casi, dolore. Spesso si ricorre a un nuovo intervento chirurgico per ritornare a uno stato ottimale. 

Consigli e indicazioni terapeutiche 

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di rivolgersi al chirurgo che ha effettuato la ricostruzione sin dalla comparsa dei primi sintomi. Nel caso non fosse possibile è consigliabile rivolgersi a un chirurgo estetico o a un chirurgo plastico specializzato in tema mammario affinché la paziente possa ritrovare la migliore condizione fisica e risolvere gli esiti patologici della complicanze. 

Foto di Cottobro su Pexels

 


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La cosa che più amo del mio lavoro  è la possibilità di restituire la fiducia e il sorriso alle pazienti che lo hanno perso. Soprattutto con la mastoplastica correttiva in seguito a esiti operatori insoddisfacenti o con complicanze. La storia di Sara, affetta da breast illness dovuta a un intervento sbagliato di mastoplastica additiva, mi ha dato l’opportunità di restituire il benessere psicofisico a una donna. Spero che la sua testimonianza possa dare forza e fiducia a tutte le donne che si trovano nella stessa situazione. 

Una nuova vita senza dolori con la mastoplastica correttiva

“Come tante persone, anch’io sono stata vittima di un grave caso di malasanità e chirurghi che usano il bisturi come arma a doppio taglio. Da una parte ti possono migliorare la vita ma se capiti dal lato apposto ti distruggono la vita.

Il tutto è iniziato con la rottura delle mie prime protesi del seno che mi hanno innescato la Breast Illness. I primi sintomi erano il ciclo che non si fermava più, stanchezza e irritabilità per poi, con il passare del tempo, trasformarsi in un mostro che mi mangiava il corpo dall’ interno. Non riuscivo più a camminare e persino tenere una penna in mano era troppo difficile.

L’ infiammazione era così elevata che non avevo più memoria, non riuscivo più ad alzarmi ed anche la parola non c’era più! Stavo vivendo con foglietti per ricordare, la roba la dovevo mettere a vista d’occhio per ricordare e non inciamparci sopra. Persino l’aria mi sembrava pesante e dolorosa! Non so veramente come ringraziare il chirurgo Cristiano Biagi che è stato l’unico che mi ha salvato la vita. Ha usato il suo bisturi per donarmi un nuova vita senza dolori.”

Foto di Maksim Goncharenok su Pexels

 


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Il capezzolo è una parte anatomica fondamentale nel seno perché definisce la funzionalità della ghiandola mammaria. L’allattamento non potrebbe avvenire senza di esso. Ricordiamo che ha anche una funzione estetica, infatti, con la sua forma determina anche l’aspetto del seno in generale. Gli inestetismi del capezzolo sono una fonte di disagio per le donne che ne soffrono, sia in ambito estetico che funzionale. Vi sono tre principali tipologie di anomalia del capezzolo: introflesso, ipertrofico e piatto e in ogni caso è possibile curarle con la chirurgia estetica.

 

Introflesso, ipertrofico e piatto: le tre anomalie principali

 

Pur avendone già parlato qui, il capezzolo introflesso ha un aspetto rientrante, appare ripiegato su se stesso, può essere causato da dotti galattofori troppo corti o retratti. In molti casi presenta un senso di fuoriuscita deviato verso destra o sinistra ed essendo completamente invertito, ostacola la fuoriuscita di secrezioni. Nelle condizioni meno gravi si parla di capezzolo piatto in quanto, attraverso la stimolazione mediante il freddo o l’attacco del neonato, si estroflette senza compromettere l’allattamento. Si parla, invece, di capezzolo ipertrofico quando il tessuto dei dotti galattofori si sviluppa in modo anomalo. In questo caso, l’aspetto può essere più allungato, prominente  o avere un diametro maggiore. Dal punto di vista funzionale, il capezzolo ipertrofico non provoca alcun disturbo ma può causare un disagio psicologico connesso all’estetica.

 

La mastoplastica correttiva per il capezzolo

 

Le modalità di intervento sono differenti, a seconda delle condizioni cliniche della paziente e dell’anomalia da trattare. Nel caso del capezzolo introflesso e piatto, si procede con un’incisione periareolare volta a liberare le aderenze dei dotti galattofori e a fermarlo all’esterno. Per l’ipertrofico la procedura è differente: si riduce la superficie con incisioni alla base e all’apice. In questo modo se ne preserva la sensibilità e la funzionalità. Le operazioni svolgono in anestesia totale e dopo 15-20 giorni è possibile tornare alla propria vita quotidiana.

Foto di cottonbro su Pexels


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Con l’arrivo della bella stagione, molte donne hanno il desiderio di migliorare il proprio corpo magari con un nuovo seno che le faccia sentire a proprio agio. La mastoplastica additiva in estate può essere eseguita senza alcun timore né controindicazione. Nell’immaginario comune, l’estate è la stagione meno adatta per dedicarsi a procedure delicate ma nel caso degli interventi di chirurgia del seno non è così. Ogni donna può sottoporsi a un intervento di mastoplastica quando lo desidera, anche in piena estate. L’importante è seguire alcuni consigli e indicazioni per affrontarla al meglio.

Tengo a precisare che gli interventi di chirurgia estetica sono programmabili e quindi le pazienti più timorose potranno decidere di fissare l’operazione per l’inizio dell’estate. Molte prediligono la bella stagione perché offre la possibilità di dedicare del tempo a se stesse e di non avere pensieri in merito alla richiesta di permessi e giorni di malattia al lavoro.

 

Mastoplastica additiva: intervento e convalescenza estivi

 

La mastoplastica additiva, correttiva o riduttiva non hanno prescrizioni particolari durante l’estate, i tempi di recupero sono relativamente brevi per cui si può mettere da parte ogni paura. Bisogna però osservare una speciale attenzione durante la convalescenza. All’assiduo controllo post-operatorio, bisogna affiancare una particolare cautela nel trattamento degli esiti cicatriziali. La cura delle cicatrici deve essere seguita con costanza: fin dai primi giorni con l’attenta copertura delle stesse e, nel corso delle settimane, applicando creme e unguenti protettive consigliate dal chirurgo anche quando l’area è completamente coperta dagli indumenti. La pelle beneficerà dell’azione topica delle applicazioni e manterrà la propria elasticità. Naturalmente per le prime settimane non bisogna sottoporsi a stress fisici, né sollevare pesi.

Lo stesso discorso vale per la mastopessi e per gli interventi di chirurgia del seno in generale che sono molto gestibili, soprattutto nel post-operatorio. L’uso dei reggiseni specifici con finalità terapeutiche non comporta alcuna controindicazione nella stagione estiva.

Il consiglio che sento di dare a tutte le donne che desiderino affrontare la chirurgia del seno è posticipare la partenza per le vacanze di almeno 2-3 settimane. Questo, non solo per seguire la fase post operatoria ma anche per consentire un recupero più completo possibile e godersi le attività ricreative senza alcuna preoccupazione.

 

Quali sono gli interventi che possono attendere

 

Gli unici interventi in merito a cui ci sono più riserve sono: liposcultura, lifting del viso, blefaroplastica e rinoplastica. La liposcultura prevede l’utilizzo di una guaina contenitiva per almeno 30 giorni dopo l’intervento, con il caldo estivo sarebbe molto faticoso e fastidioso indossarla. Il lifting del viso richiede di non esporsi al sole per almeno 60 giorni dopo l’intervento, una condizione che non si concilia con l’estate. Inoltre, blefaroplastica e rinoplastica richiedono la protezione completa dal sole per un minimo di 30 giorni e l’utilizzo di creme ad alto SFP. In abbinata, si consiglia anche l’uso di cappelli e occhiali.

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels


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Mammella tuberosa. Una diagnosi che molte donne accolgono con il timore e con la preoccupazione di potersi sentire a proprio agio con il proprio corpo. La mammella tuberosa è una malformazione della ghiandola mammaria. Il seno si sviluppa protendendosi in avanti come se fosse “incarcerato” da una spessa cotenna. Le parti laterali del seno risultano quindi schiacciate rispetto alla classica forma semicircolare. Un seno oppure entrambi risultano avere una base stretta, un aspetto cadente con areole spesso molto grandi.

La mammella tuberosa può interessare anche pazienti giovani che oltre subirne le conseguenze fisiche, devono confrontarsi con un disagio anche psicologico. Inoltre, la mammella tuberosa, nei casi più severi, può pregiudicare anche l’allattamento. Il protocollo principe per la risoluzione di quest’anomalia: la mastoplastica correttiva.

 

 

Mastoplastica correttiva per mammella tuberosa

 

L’intervento consiste in un’incisione periareolare, dove si isola la ghiandola mammaria liberandola dalle aderenze e allargandola. Questa tecnica, chiamata espansione ghiandolare consente di operare agevolmente e, a seconda dei casi, di suturare la ghiandola nella posizione idonea. Viene poi posizionata una protesi, la cui forma e il volume è stato precedentemente scelto insieme alla paziente. Il più delle volte vengono scelte delle protesi anatomiche leggermente proiettate in avanti. Per una simmetrizzazione corretta dei seni, in caso di mammelle tuberose con volumi differenti, consiglio sempre la scelta di due protesi diverse per un risultato finale più armonico. Un altro elemento importante è la correzione dell’areola, in taluni casi abbinando una mastopessi.

Si tratta di un intervento complesso che, se eseguito nel modo appropriato, dà risultati permanenti e naturali molto soddisfacenti.

Un seno proporzionato per una maggiore serenità

 

Un esito chirurgico positivo offre molti benefici alle pazienti, psicologici e fisici. La sensazione di inadeguatezza si dissolve, la donna può riprendere le proprie attività sociali e lavorative, avendo cura di seguire i protocolli di convalescenza e di non fare sforzi importanti entro i primi 15-20 giorni dall’intervento. Le suture, in particolare quelle in corrispondenza dei punti trans cutanei, dovranno essere controllate frequentemente dal chirurgo.

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