mastoplastica correttiva Archivi - Pagina 4 di 8 - Cristiano Biagi

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Lipofilling al seno sì o no? La risposta corretta è sì ma solo in alcuni casi specifici. Ho già parlato di questo argomento qui, tuttavia è giusto rassicurare le donne che leggono spesso notizia contrastanti in merito a questa procedura. Il lipofilling consiste nel prelievo di cellule adipose da parti del corpo come addome, che vengono trapiantate nell’area da trattare. Dal momento che si tratta di cellule adipose è fondamentale agire con precisione e accuratezza rispetto ai volumi da restituire al corpo, per un effetto più naturale possibile.

Tengo a precisare che il lipofilling al seno non sostituisce una mastoplastica additiva laddove richiesta.

 

 

Ecco in quali casi è indicato

 

Il lipofilling al seno è la soluzione ideale per trattare uno svuotamento della mammella inseguito all’allattamento o a un perdita di peso drastica. In questo caso, è fondamentale che il punto di iniezione in cui inoculare le cellule adipose sia individuato con estrema precisione. Un altro fattore è la corretta sterilizzazione e depurazione del grasso, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di infezione. Inoltre, un cattivo accumulo di grasso potrebbe portare alla deformazione del seno, alla formazione di noduli e granulomi e a sintomatologie dolorose. Nei casi più gravi, un eccesso di iniezione di grasso potrebbe generare una necrosi del tessuto mammario. In genere, sarebbe ragionevole raggiungere l’aumento di appena una taglia con il lipofilling, considerando che non si tratta di un intervento duraturo in quanto circa il 30% delle cellule viene riassorbito dall’organismo. Per un risultato di maggiore durata e con meno rischi è utile valutare una mastoplastica additiva.

 

 

Quando è meglio non farlo

 

La non invasività del lipofilling rappresenta una sirena irresistibile per le pazienti più timorose ma questo aspetto non deve trarre in inganno. Questa procedura è assolutamente sconsigliata per il trattamento del seno cadente o ptosi mammaria. Le iniezioni di grasso non vanno a correggere le asimmetrie, anzi potrebbero aggravare la situazione perché aggiungono un volume che tende a pesare ul seno. Una mastopessi additiva, invece, sarebbe risolutiva e restituirebbe alla paziente che soffre di ptosi un seno più armonico e bello.

Foto di Evelyn Chong su Pexels


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Chirurgia estetica e femminilità fanno parte del mio vivere quotidiano. Come chirurgo estetico etico sono cosciente del grande ruolo che ha la mia figura di professionista per le mie pazienti. Molte donne mi chiedono di aiutarle a cambiare per restituire loro il benessere psicofisico per potersi riconciliare con la propria femminilità. La prima visita è fondamentale proprio per questa ragione: ascoltare le pazienti consente di arrivare al cuore dell’esigenza di cambiamento. La chirurgia estetica non è un vezzo e ogni intervento offre delle indicazioni precise sul modo di intendere la femminilità di ciascuna paziente.

Tutte le istanze di cambiamento devono essere ascoltate ed affrontate con la giusta cautela e delicatezza. Molto spesso, dietro la richiesta di un seno più prorompente o di labbra più sensuali e un corpo snellissimo ci sono delle dinamiche psicologiche complesse.

 

 

Il giusto equilibrio e gli interventi adatti

 

Non sono uno psicologo ma in quanto chirurgo etico credo che sia indispensabile entrare in sintonia con la paziente, creando un rapporto di fiducia e sicurezza. La chirurgia estetica è come un viaggio che ogni donna compie verso se stessa e che attraversa tutte le fasi della vita. Bisogna prendere per mano con professionalità e sensibilità la paziente e guidarla verso l’intervento più idoneo. Ad esempio, spiegare nei minimi dettagli le procedure con i relativi limiti può essere molto importante per dare alla paziente una visione realistica dei risultati attesi. Non accetterei di praticare una mastoplastica additiva su una quarta misura, al contrario, consiglierei un diverso intervento che esalti la naturale bellezza del seno, salvaguardando l’armonia e le proporzioni del corpo. Mi è accaduto di effettuare più di una mastoplastica correttiva per correggere gli esiti operatori di altri interventi. In quei casi, nel corso della mia carriera ho potuto constatare la grande importanza del ruolo di guida che ha il chirurgo.

 

 

Quando il chirurgo etico dice no

 

Se una paziente sostiene di non poter uscire a causa del proprio seno o copre gli specchi per non vedere la propria immagine, il discorso cambia. In questo caso, si tratta di dismorfofobia. Una patologia che distorce la percezione del proprio corpo e che necessita l’intervento di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Naturalmente, stiamo parlando di situazioni particolari. Nel campo della chirurgia estetica è sempre più frequente che arrivino richieste di interventi che partono più da condizionamenti esterni che da esigenze oggettive. Voler somigliare a una diva del cinema, a una famosa modella o a una showgirl non è un buon motivo per ricorrere al bisturi. Un chirurgo estetico etico ha il dovere di dire di no. Soprattutto perché ha a cuore la salute della paziente e vuole esaltarne la naturale bellezza.

Foto di Yan Kukrov su Pexels


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Mastoplastica e allattamento sono al centro di tante domande delle pazienti.  La mastoplastica è l’intervento di gran lunga più legato alla percezione della femminilità da parte delle stesse pazienti. Il fatto che sia molto richiesto lo dimostra. La nascita di un bambino è un evento straordinario che trasforma profondamente il corpo e la psiche di una donna. La neomamma è in un turbine di emozioni e ansie, soprattutto per quanto riguarda il seno che diventa fondamentale nella quotidianità per la nutrizione.

Le donne che si sono sottoposte a un intervento di mastoplastica prima della gravidanza possono allattare in tutta sicurezza e tranquillità perché i protocolli di chirurgia del seno sono elaborati con lo scopo di mantenere inalterate tutte le funzionalità della mammella proprio per queste eventualità. In questo caso è importante attendere 6 mesi almeno dopo l’intervento, per consentire il giusto recupero e successivamente cercare una gravidanza.

Mastoplastica e allattamento possono coesistere anche in modo felice, a patto che vengano rispettate alcune condizioni imprescindibili.

 

Collocazione delle protesi e allattamento

 

Voglio rassicurare le pazienti che desiderano sottoporsi a una mastoplastica e successivamente avere l’opportunità di allattare: è possibile farlo. Come avevo già scritto qui, tutto dipende dalla collocazione delle protesi: con un’incisione nel solco sottomammario, sia sul piano retroghiandolare che sul piano retromuscolare parziale, i dotti galattofori mantengono la propria funzionalità. Per questo motivo, consiglio alle mie pazienti di considerare quest’importante vantaggio.

Anche con un’incisione periareolare è possibile preservare i dotti galattofori, in quanto l’area interessata è periferica e non va a ledere le strutture sottostanti al capezzolo.

 

Chirurgia del seno dopo l’allattamento

 

Accade che in alcuni casi, dopo l’allattamento, il seno cambi aspetto. Basta pensare al seno svuotato o cadente. Per svuotamento della mammella s’intende un cambio di volume sensibile della ghiandola e del tessuto adiposo. Quando si parla di seno cadente, si considera la ptosi ossia un rilassamento delle fasce muscolari che sostengono la mammella, dopo un importante aumento di volume. A seconda dei casi, si può optare per una mastoplastica additiva (con o senza lipofilling) o correttiva per eliminare lo svuotamento. Per quanto riguarda il seno cadente, si potrebbe considerare una mastopessi con l’ausilio di protesi.

 

Quando sottoporsi all’intervento

 

Importantissimi sono i tempi: consiglio di attendere almeno 6 mesi dalla fine dell’allattamento. In tal modo si avrà una maggiore stabilità ormonale e il seno potrà rientrare in una volumetria pre-gravidanza.

Foto di Clayder Duque su Pexels


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La liposcultura è l’intervento di chirurgia estetica che consente di rimodellare il corpo attraverso la rimozione localizzata degli accumuli adiposi. Spesso si pensa a questo tipo di protocollo un po’ più a ridosso dell’estate, quando molte persone si preparano ad andare al mare e percepiscono una sensazione di disagio nel mostrare il proprio corpo. Esaltare il naturale aspetto sano e rivelare la bellezza di ognuno fa parte dei valori della mia etica professionale, perciò consiglio di sottoporsi a liposcultura dopo un’attenta valutazione chirurgica.

La liposcultura non ha la finalità di far perdere peso ma elimina solo l’adipe che crea disarmonie estetiche, come ad esempio le fastidiose culotte de cheval, i cuscinetti addominali o gli accumuli nella zona dorso lombare ecc.

Gli interventi estetici di liposcultura offrono un risultato che conferisce un aspetto snello e sano, conforme alla fisicità da trattare.

 

Quando arriva il momento giusto?

 

Ogni intervento estetico ha i propri protocolli e tempi di recupero che vanno rispettati, per permettere un esito soddisfacente. Le condizioni in cui le pazienti mi chiedono una liposcultura sono quelle che coinvolgono depositi di adipe connessi a fattori ereditari o costituzionali. Si fa ricorso alla liposcultura anche quando anche la dieta e l’esercizio fisico non riescono a produrre risultati.

Oggi si interviene prevalentemente sullo strato superficiale per consentire la massima retrazione della pelle che permette al corpo di riadattarsi al modellamento. In genere, le incisioni sono praticate in zone invisibili e hanno un’estensione trascurabile (circa 3-4 mm).

I tempi di recupero della liposcultura sono molto veloci, dopo qualche giorno si può tornare alle proprie attività lavorative e sociali. È importante indossare una guaina elastocompressiva e non esporre al sole per qualche settimana le aree trattate. Per questo motivo, è consigliabile pensare alla liposcultura con un po’ di anticipo.

 

Valutare un intervento combinato

 

Mi viene richiesto spesso se, insieme alla liposcultura è possibile effettuare anche una mastoplastica. Naturalmente, a seconda delle condizioni cliniche di ogni paziente, è possibile eseguire anche interventi al seno per un risultato ancora più armonioso. Per poter correggere la forma o il volume delle mammelle, accanto alle protesi, si ricorre anche alla tecnica del lipofilling, applicata con successo in molti casi.

 

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels


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Nella chirurgia del seno, la scelta delle protesi mammarie è il primo passo per rimodellare il décolleté. Molte pazienti sembrano avere le idee confuse a riguardo, soprattutto sul risultato finale. La ricerca di un seno da copertina deve fare i conti con la fisicità di ogni donna che, a mio parere, dev’essere valorizzata nel modo più naturale e rispettoso possibile.

Il seno rappresenta uno dei punti cardine della percezione della femminilità, soprattutto per una donna che vuole e deve sentirsi a proprio agio con il suo corpo.

Gli interventi estetici di mastoplastica e di mastopessi devono molto del loro successo a una corretta scelta delle protesi mammarie.

 

Quanti tipi di protesi esistono?

 

Come tutti sanno, esistono tre tipi di protesi: rotonde, ergonomiche e anatomiche. Naturalmente, a seconda della scelta si otterranno risultati differenti. Ad esempio, le protesi rotonde sono utilizzate per aumentare il volume sulla parte superiore del seno. Sono molto richieste perché offrono un risultato più visibile.

Le protesi anatomiche consentono di ottenere un effetto più naturale perché consentono un riempimento e una proiezione della parte bassa della mammella, conferendo al seno una classica forma “a goccia”. La parte superiore del seno è meno evidenziata.

Infine, le protesi ergonomiche si discostano dalle prime due perché sono costituite da un gel più morbido che consente loro di seguire i movimenti della donna. In questo caso, anche quando la paziente si trova in posizione eretta tendono a collocarsi verso il basso offrendo un risultato estetico intermedio.

 

Come scegliere quella giusta

 

Personalmente, consiglio alle pazienti di perseguire un risultato che punti alla valorizzazione del corpo, senza eccessi. La forma e la tipologia di protesi varia a seconda della fisicità della donna. L’effetto naturale è da prediligere, soprattutto perché offre un risultato che salvaguarda le proporzioni. In questo caso, spesso si usano le protesi anatomiche oppure ergonomiche. Le più aggiornate sono caratterizzate da una superficie nanotesturizzata e da un sistema di fissazione chiamato true fixation. Grazie alla particolare struttura in microrilievi, risultano quasi lisce e questa caratteristica le rende più sicure, in quanto c’è una notevole riduzione del rischio di contrattura capsulare. Inoltre, il seno risulta morbidissimo al tatto. L’innovazione principale del sistema di fissazione consiste in due “tab” poste sulla superficie posteriore che appoggia sul torace, attraverso cui passano le suture. In tal modo, le protesi hanno una maggiore aderenza ai tessuti che ne impedisce la rotazione.

Un’altra peculiarità è la presenza di linee radioopache che consentono di verificare il loro posizionamento con una semplice mammografia.

 

C’è un seno per ogni stagione della vita

 

La chirurgia del seno è un percorso che accompagna una donna per tutto l’arco della vita. Le protesi non durano per sempre. Per quanto a lungo possa durare un impianto, è fondamentale monitorarne lo stato insieme al proprio chirurgo e valutarne la sostituzione quando necessario.

 

Foto di Marina Ryazantseva su Pexels











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