mastoplastica correttiva Archivi - Pagina 5 di 8 - Cristiano Biagi

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Quando una donna decide di regalarsi un nuovo seno, affronta un percorso ricco di aspettative e speranze. Sentimenti legittimi che, purtroppo, qualche volta vengono disattesi. Molte donne che hanno effettuato un intervento di mastoplastica mi scrivono chiedendomi consiglio, insoddisfatte dagli esiti delle operazioni.

In alcuni casi, le pazienti lamentano la formazione di rughe in corrispondenza del seno, il cosiddetto rippling o la presenza di formazioni nodulari o cistiche, se non addirittura dolore. Un duro colpo per chi ha riposto il sogno di un corpo in cui sentirsi a suo agio in un intervento di mastoplastica.

 

Quando è necessaria la mastoplastica correttiva

Consiglio spesso alle pazienti di sottoporsi a una visita chirurgica per valutare l’entità delle complicanze. Un esame accurato dello stato clinico è la chiave per la risoluzione di molte problematiche.

La mastoplastica correttiva è la procedura a cui spesso si approda per porre rimedio agli errori relativi ai trattamenti chirurgici precedenti. Accade di dover reintervenire a causa di contratture capsulari, ossia “reazioni di rigetto” che esitano in uno spostamento delle protesi verso l’alto accompagnato da deformazione del profilo mammario e, nei casi più gravi dal dolore.

In altri casi, la mastoplastica correttiva si effettua per migliorare l’esito cicatriziale dell’intervento precedente, per cambiare il piano di alloggiamento delle protesi o per eseguire un lifting mammario in seguito a mastopessi.

 

La giusta scelta delle protesi

Spesso la mastoplastica correttiva comprende la sostituzione delle protesi. L’impianto di protesi di scarsa qualità, effettuato in posizioni errate, è deleterio non solo a livello fisico ma anche psicologico. La paziente si sente tradita nelle proprie aspirazioni e teme di sottoporsi a un nuovo intervento.

La scelta delle protesi deve essere fatta insieme alla paziente, consigliandole la tipologia idonea in base al risultato più vicino alle sue aspettative. Consiglio di perseguire un effetto naturale, con protesi indicate ad accompagnare la donna nella fase della vita che attraversa.

La mastoplastica correttiva si inserisce in un percorso duraturo, fatto per essere accanto alla donna e per valorizzarne sempre la naturale bellezza.

 

Foto di Maddy Freddie su Pexels


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Cos’è il capezzolo introflesso, quando preoccuparsi e come riconoscere questo problema.

Il capezzolo introflesso è una condizione molto comune sia nella donna che nell’uomo, risolvibile efficacemente con un intervento di mastoplastica correttiva.

Molte persone presentano i capezzoli invertiti già dalla nascita. Altre persone invece, soprattutto donne, iniziano a soffrire di questa anomalia in età adolescenziale o adulta.

Ma quali sono le cause del capezzolo introflesso, come riconoscerlo e soprattutto quando preoccuparsi?

Estingueremo tutti i tuoi dubbi nei prossimi paragrafi.

Come riconoscere il capezzolo introflesso

In natura, dopo l’infanzia, i capezzoli si protendono in avanti.

Chi possiede uno o entrambi i capezzoli introflessi invece può riconoscerli molto facilmente.

Infatti tale problema si riconosce alla semplice vista. Ecco in quali modalità può presentarsi:

  1. il capezzolo è completamente invertito, dunque si protende all’interno anziché all’esterno;
  2. la papilla fuoriesce solo sotto stimolazione (si tratta del caso meno grave, che generalmente non necessita di un’operazione);
  3. anziché protendersi in avanti, il capezzolo prende altre direzioni (per esempio quella laterale), proprio perché le aderenze gli impediscono di fuoriuscire completamente;
  4. il capezzolo si ripiega su se stesso.

Quando tale malformazione non è congenita, ma compare in età adulta, in genere la condizione che si verifica è quella descritta al punto 1.

Ma quali sono le cause, congenite e non, del capezzolo introflesso?

Cause congenite del capezzolo introflesso

Il capezzolo introflesso è una malformazione che impedisce alla papilla di fuoriuscire correttamente dall’areola.

Tale anomalia è causata, se presente dalla nascita, da dotti lattiferi retratti o troppo corti (a causa di aderenze interne).

In tal caso è possibile risolvere con un’operazione di mastoplastica correttiva per capezzoli introflessi. Questo intervento consiste nel liberare i dotti dalle aderenze ed eventualmente fissare la papilla all’esterno.

Se il capezzolo introflesso si presenta in età adulta i motivi sono invece differenti.

Le origini non congenite del capezzolo introflesso (e in quale caso preoccuparsi)

Tendenzialmente le cause del capezzolo introflesso sono suddivise in congenite e traumatiche.

Nel precedente paragrafo hai potuto leggere quelle congenite. Ora puoi leggere quelle traumatiche:

  • tumore alla mammella (sia nell’uomo che nella donna)
  • complicazioni sorte dopo un intervento al seno
  • mastite (infiammazione esclusiva nella donna)
  • dilatazione di un dotto galattoforo
  • ascesso retroareolare

Gli ultimi 3 casi sono facilmente curabili mediante una terapia prescritta dal medico di base . Il secondo, invece, è risolvibile con un intervento di mastoplastica correttiva.

Il primo, come puoi ben immaginare, è quello che dovrebbe preoccuparti.

Passa al seguente paragrafo per conoscere quali altri sintomi, oltre il capezzolo introflesso, possono essere spia di un tumore al seno.

Tumore alla mammella: ulteriori segnali oltre il capezzolo introflesso.

È doveroso segnalarti che il cancro alla mammella può colpire sia donne che uomini (anche se le persone prevalentemente colpite sono di genere femminile).

Come hai potuto leggere, il capezzolo introflesso potrebbe essere il segnale della neoformazione, specie se accompagnato da secrezioni ed altri sintomi.

Ecco di seguito i primi segnali di un tumore al seno:

  • ispessimento di un’area della mammella o presenza di un nodulo nel seno o nella regione ascellare;
  • secrezioni sierose o ematiche (ovvero perdita di siero o sangue dal capezzolo);
  • capezzolo introflesso;
  • pelle irritata o inspiegabilmente raggrinzita;
  • variazione improvvisa delle dimensioni o della forma del seno;
  • sfogo sul capezzolo o sull’areola mammaria (lesioni eczematose);
  • ingrossamento dei linfonodi ascellari.

Se hai notato uno o più di questi sintomi rivolgiti immediatamente al medico di base.

Il dottore, dopo aver svolto un’accurato controllo, scongiurerà le tue preoccupazioni oppure prescriverà ulteriori accertamenti.

Ti stai chiedendo quali sono i fattori di rischio del cancro al seno? Continua a leggere.

Fattori di rischio del tumore alla mammella

Le cause esatte del tumore al seno sono sconosciute, ma numerosi studi hanno permesso di individuare diversi fattori di rischio che espongono le donne (e, seppur raramente, gli uomini) alla neoformazione.

Ecco di seguito i principali:

  • essere di sesso femminile;
  • mutazioni genetiche;
  • menopausa (soprattutto se esordisce oltre i 55 anni);
  • essere in condizione di sovrappeso/obesità;
  • consumo di alcolici;
  • fumo;
  • precoce comparsa del menarca (prima dei 12 anni d’età);
  • radioterapia toracica;
  • familiarità;
  • vita sedentaria;
  • alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi;
  • l’assunzione di alcune tipologie di contraccettivi ormonali o assunzione di estrogeni.

Per curare un tumore alla mammella si può intervenire con la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, l’ormonoterapia nonché le terapie biologiche.

Tali cure possono essere attuate singolarmente o in maniera combinata.

Prevenzione – Tumore al seno

Gli studi scientifici riguardo il cancro al seno affermano quanto sia importante mantenere uno stile di vita attivo ed alimentarsi correttamente.

L’obesità infatti aumenta fortemente le possibilità di sviluppare il tumore alla mammella.

Inoltre, al fine di diagnosticare precocemente il cancro, è opportuno sottoporsi a visite di controllo periodiche (ovvero screening).

In tal modo è possibile identificare il tumore per tempo ed intervenire celermente.

Conclusioni

Il capezzolo introflesso, specie se presente dalla nascita, non è generalmente motivo di preoccupazione e spesso è risolvibile con la mastoplastica correttiva.

Però il campanello di allarme si attiva quando tale anomalia mammaria è accompagnata da secrezioni e/o dagli altri sintomi elencati nel corso dell’articolo.

Qualunque sia il tuo caso, ti auguriamo un grosso in bocca al lupo!

 

Foto di Markus Spiske da Pexels


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La mastoplastica riduttiva è tra gli interventi più richiesti e riguarda la riduzione del seno.

 

Hai mai sentito parlare di mastoplastica riduttiva?

Ti sembrerà strano, ma esistono persone che vogliono ridurre le dimensioni del proprio seno.

Va detto che spesso avere un seno troppo prosperoso e ingombrante è causa di disagio quanto un seno troppo piccolo.

Ma siccome la natura non è generosa con tutti allo stesso modo, dove le condizioni fisiche lo consentono, la chirurgia estetica è in grado di risolvere molti problemi.

se sei interessata all’argomento leggi anche l’articolo relativo alla mastoplastica correttiva.

Capita che le pazienti si rivolgano al dott. Biagi chiedendo una riduzione del volume del seno perché questo appare sproporzionato o ha perso tonicità.

L’intervento di mastoplastica riduttiva funziona per ridurre e contenere la grandezza delle mammelle, rimodellarne la forma laddove serva e conferire al decollètè un aspetto ringiovanito e turgido.

Ma andiamo ad approfondire.

 

In cosa consiste la mastoplastica riduttiva.

Con la mastoplastica riduttiva si asporta parzialmente la ghiandola mammaria e il materiale adiposo circostante. Non ci dimentichiamo, infatti, che il seno è la prima riserva di grasso corporeo.

Infatti, se notate, durante le eventuali oscillazioni di peso, la zona che subisce maggiori cambiamenti è proprio quella!

La mammella viene quindi rimodellata: vengono ridotte le sue dimensioni e sollevata in modo da farla apparire più giovane. In questo caso si sfruttano i legamenti mammari, gli stessi che vengono coinvolti nell’intervento del sollevamento seno.

Dal punto di vista della paziente, una differenza sostanziale la comporta il tipo di incisione da eseguire, che può variare dall’entità del problema da risolvere e dalla specifica forma desiderata per i propri seni.

In linea di massima l’intervento prevede tre procedure: una che vede l’incisione della mammella intorno all’areola, una nel solco sottostante il seno, la terza, più invasiva, contempla queste due e un’incisione che le congiunge.

 

Come si svolge il decorso post operatorio.

Trattandosi di un intervento chirurgico, l’attenzione è di massima importanza.

E gli accorgimenti sono in tutto simili a quelle da osservare nel caso della mastoplastica additiva.

Bisogna indossare un reggiseno post operatorio che riesca a contenere il seno senza stringerlo. La compressione è fondamentale per evitare movimenti bruschi che potrebbero incidere sulle cicatrici, causando la produzione di siero.

È normale, infatti, che dopo l’intervento si formi una specie di edema il cui gonfiore deve andate attenuandosi entro una settimana- dieci giorni. Per ristabilirsi perfettamente bisogna pazientare almeno qualche mese, osservando un progressivo miglioramento.

Con il gonfiore dovrebbe andarsene progressivamente anche il dolore. In caso contrario, una terapia antidolorifica è messa a disposizione dei pazienti.

 

Se sei interessata a questo tipo di intervento, affidati alle mani esperte del dott. Biagi e non te ne pentirai. Cosa aspetti? Contatta subito gli studi medici e prenota una visita di controllo a condizioni agevolate!

 

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Ti stai chiedendo se i tuoi siano capezzoli piatti o introflessi? Scopri le (eventuali) differenze.

Esiste un differenza tra chi presenta i capezzoli piatti e introflessi.

I capezzoli introflessi sono una delle anomalie del seno più odiate sia dalle donne che dagli uomini (sì, anche il genere maschile può soffrirne).

Tale malformazione è fortunatamente risolvibile con la chirurgia estetica, precisamente con la mastoplastica correttiva.

L’intervento è consigliato perché sebbene si tratti di un difetto fisico, l’imbarazzo causato dal capezzolo introflesso può causare anche problemi psicologici e sociali.

Inoltre questa anomalia può compromettere totalmente l’allattamento al seno o causare forti difficoltà.

Una circostanza che spesso fa soffrire le madri, le quali possono sentirsi inadatte. Sappiamo bene che non è così, ma una mamma che non può nutrire suo figlio al seno spesso si sente inferiore a chi invece allatta.

Possiamo quindi affermare che la mastoplastica correttiva non risolve solo malformazioni ma anche difficoltà e problemi psicologici ad esse legati.

Tante persone, probabilmente anche tu che stai leggendo questo articolo, hanno però un interrogativo: “Ho i capezzoli piatti o introflessi?”.

Vediamo insieme come si presenta il capezzolo introflesso e l’eventuale differenza con il capezzolo piatto.

Capezzoli introflessi: ecco come riconoscerli.

Il capezzolo introflesso, che se presente dalla nascita è causato da dotti galattofori troppo corti o retratti, si configura in uno dei seguenti modi:

  • si ripiega su se stesso;
  • ha un senso di fuoriuscita deviato, per esempio verso destra o verso sinistra;
  • è totalmente invertito, quindi si protende verso l’interno della mammella;
  • fuoriesce solo sotto stimolazione, per esempio con il freddo, con la stimolazione tattile o con la suzione del bambino. Questo è il caso meno grave: non compromette l’allattamento ma è solo un problema estetico.

In quest’ultimo caso la papilla viene spesso definita come “capezzolo piatto”.

Ecco svelato l’arcano!

 

Né le coppette per far uscire il capezzolo, né tantomeno gli esercizi di estroflessione del capezzolo possono aiutarti.

E nemmeno il nipple piercing.

Tale piercing infatti viene praticato molto vicino all’areola, proprio alla base della papilla. Dunque se questa è piatta… Rimane piatta.

Forse ti deluderemo (e ci dispiace) ma è così: solo la mastoplastica correttiva può cambiare in maniera permanente la tua condizione.

Nel prossimo paragrafo ti spiegheremo in quale caso il capezzolo introflesso può essere motivo di preoccupazione. Infine ti forniremo tutti i dettagli riguardo la mastoplastica correttiva.

Capezzolo introflesso: quando preoccuparsi e quando invece stare tranquilli.

Il capezzolo introflesso dalla nascita, che sia piatto, rientrante o deviato, non dovrebbe destare motivo di preoccupazione.

Come hai potuto leggere, le cause si riconducono a dotti lattiferi troppo corti o retratti (per via di aderenze ai tessuti mammari).

In questo caso la mastoplastica correttiva svolta da un dottore chirurgo estetico risolverà tutti i tuoi problemi.

Ben altro discorso se il capezzolo piatto (o con altre forme di introflessione) si presenta in età adulta ed è accompagnato da secrezioni.

Capezzolo introflesso e secrezioni sierose e/o ematose possono infatti essere la spia di un cancro al seno.

Le preoccupazioni sono ancor più fondate se si presentano altri peculiari sintomi, esposti nel seguente articolo: “Capezzolo introflesso: quando preoccuparsi e come riconoscerlo“.

Dunque se il tuo caso è sospetto non esitare: recati immediatamente dal tuo medico di base, anche se sei un uomo.

L’incidenza rispetto al genere femminile è nettamente minore, ma i casi di cancro alla mammella nell’uomo sono comunque diversi.

Se presenti capezzoli piatti o gravemente introflessi ma non hai notato la fuoriuscita di secrezioni, allora non preoccuparti e passa al seguente paragrafo.

Mastoplastica correttiva per capezzoli piatti o introflessi

La mastoplastica correttiva è utile in casi di capezzoli piatti o introflessi in due particolari casi.

Ecco quali:

  • qualora il capezzolo introflesso sia presente dalla nascita;
  • se i capezzoli piatti, retratti o deviati sono il risultato di un precedente intervento chirurgico.

Lo svolgimento dell’intervento è molto più semplice a dirsi che a farsi:

  1.  il chirurgo, dopo l’anestesia, pratica prima di tutto un’incisione periareolare, dunque lungo il bordo dell’areola mammaria;
  2. mediante l’incisione riesce ad individuare i dotti galattofori e liberarli dalle aderenze che causavano l’introflessione del capezzolo. In alcuni casi si possono eseguire altre operazioni per fermare il capezzolo all’esterno;
  3. arrestato il sangue e cucite le ferite, il seno viene bendato e la/il paziente paziente è pronto/a per uscire dalla sala operatoria. Poche ore dal risveglio e potrà tornare a casa!

 

Contatta subito Dottor Cristiano Biagi, chirurgo estetico con migliaia di interventi al seno alle spalle, e prenota una visita!

 

 


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La riduzione del seno come soluzione per il proprio benessere.

L’intervento di riduzione del seno, noto anche come mastoplastica riduttiva, è una procedura utilizzata per rimuovere il grasso in eccesso, tessuto e pelle dal seno.

Se presenti dei seni di grandi dimensioni, potresti scegliere di sottoporti a un intervento di riduzione del seno per alleviare il disagio o per raggiungere una dimensione del seno proporzionale al tuo corpo.

L’intervento di riduzione del seno potrebbe anche aiutare a migliorare il tuo aspetto e la tua capacità di partecipare ad attività fisiche.

Se stai considerando questa operazione, è importante capire cosa comporta affinché tu possa decidere consapevolmente.

Intervento di mastoplastica riduttiva: in quali casi è indicato e in quali casi è sconsigliato

La mastoplastica riduttiva è destinata alle donne che hanno delle mammelle eccessivamente grandi e vogliono risolvere problemi come i seguenti:

  • Dolore cronico alla schiena, al collo e alle spalle che richiede farmaci antidolorifici per via del seno troppo grande;
  • Eruzione o irritazione cutanea cronica sotto il seno;
  • Attività fisica obbligatoriamente limitata;
  • Cattiva immagine di sé in relazione ai seni grandi;
  • Difficoltà nel trovare e indossare reggiseni e abbigliamento.

L’intervento chirurgico di riduzione del seno generalmente non è raccomandato se:

  • Fumi (dovrai smettere alcuni mesi prima dell’operazione).
  • Presenti alcune malattie come il diabete o problemi cardiaci.
  • Soffri di una forte condizione di obesità.
  • Vuoi evitare cicatrici sul tuo seno.

È possibile effettuare interventi di riduzione del seno a qualsiasi età – a volte anche nelle adolescenti. Ma se il tuo seno non è ancora completamente sviluppato potrebbe essere necessario un secondo intervento chirurgico in età adulta.

Quando è consigliabile posticipare un intervento di mastoplastica riduttiva?

Ti consigliamo di posticipare l’intervento di riduzione del seno se hai già pianificato alcune operazioni future. Ecco di seguito quali:

  • Parto. Se vuoi allargare la famiglia, potresti aspettare fino a quando non partorirai. L’allattamento al seno potrebbe essere impegnativo dopo l’intervento di riduzione: anche se le tecniche chirurgiche ti aiutano a preservare la tua capacità di allattare al seno, nei casi più gravi è necessario traslare completamente il complesso areola capezzolo (C.A.C.) e le possibilità di allattare potrebbero ridursi notevolmente.
  • Perdita di peso. Se stai lavorando per perdere peso, hai cambiato la tua dieta e hai iniziato a svolgere esercizio fisico, potresti aspettare per decidere se la mastoplastica riduttiva sia adatta a te. Perdere peso può spesso portare a modifiche alle dimensioni del seno.

A questo punto ti starai probabilmente chiedendo se l’intervento comporta dei rischi. Passa al seguente paragrafo!

Mastoplastica riduttiva rischi

L’intervento di riduzione del seno presenta gli stessi rischi di qualsiasi altro tipo di chirurgia maggiore: sanguinamento, infezione e reazione avversa all’anestesia.

Tali rischi sono comunque rari in quanto prima dell’operazione scongiurerai queste eventualità effettuando opportune analisi prescritte dal chirurgo e assumendo degli antibiotici.

Ci sono inoltre alcune complicanze che potrebbero sopraggiungere dopo l’intervento di mastoplastica riduttiva, ma anch’esse decisamente rare. Ecco quali:

  • Riduzione o perdita di sensibilità nei capezzoli e nella pelle che circonda i capezzoli (areole).
  • Difficoltà o incapacità di allattare al seno.
  • Asimmetria mammaria, ovvero differenze nelle dimensioni e nella forma del seno destro e sinistro, che potrebbero portare ad un ulteriore intervento chirurgico per migliorare il tuo aspetto.

Hai inoltre potuto leggere che prima della mastoplastica il chirurgo ti prescriverà opportune analisi. Ma come si prepara nello specifico a svolgere la tua operazione?

Cosa succede prima della mastoplastica riduttiva

Durante le visite pre operatorie il chirurgo plastico valuta la tua storia medica e la tua salute generale e ti chiede quali sono le tue aspettative sulla dimensione e l’aspetto del seno dopo l’intervento chirurgico.

Fornirà inoltre una descrizione dettagliata della procedura e dei suoi rischi e benefici, comprese le probabili cicatrici post mastoplastica riduttiva e le possibili complicanze.

Inoltre esamina e misura le mammelle, scatta foto del seno per la tua cartella clinica e ti spiegherà il tipo di anestesia utilizzata durante l’intervento chirurgico.

Inoltre ecco cosa potrebbe chiederti prima dell’operazione:

  • Effettuare diverse analisi del sangue
  • Svolgere una mammografia di base
  • Smettere di fumare per un certo periodo di tempo prima e dopo l’intervento chirurgico
  • Evitare l’assunzione di aspirina, farmaci anticoagulanti e antinfiammatori e integratori a base di erbe (al fine di controllare il sanguinamento durante l’intervento chirurgico)

Tendenzialmente l’intervento viene svolto in Day Hospital, quindi tornare a casa poche ore dopo l’operazione. Nonostante ciò, fai in modo che ci sia qualcuno che ti possa accompagnare a casa dopo l’intervento chirurgico.

Cosa ci si può aspettare da una mastoplastica riduttiva?

L’intervento di mastoplastica riduttiva è di solito eseguito in sedazione profonda più anestesia locale delle mammelle, e può essere svolto sia in ospedale che in una struttura chirurgica ambulatoriale.

Durante l’intervento la tecnica specifica utilizzata per ridurre le dimensioni del seno può variare.

Tendenzialmente, ecco cosa fa il chirurgo:

  • Pratica delle incisioni intorno all’areola, in verticale verso il basso e talvolta anche in orizzontale vicino al solco sotto-mammario. L’unica cicatrice visibile sarà quella verticale.
  • Rimuove il tessuto mammario, il grasso e la pelle in eccesso per ridurre le dimensioni di ogni seno.
  • Rimodella il seno e riposiziona il capezzolo e l’areola. Questi di solito rimangono attaccati al seno, ma potrebbe essere necessario rimuoverli e poi riattaccarli in una posizione più alta come un innesto cutaneo se le mammelle sono molto grandi.

Vuoi avere maggiori informazioni a riguardo o prenotare subito la tua visita? Compila subito il modulo di contatto sottostante per contattare Dottor Cristiano Biagi!











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