mastoplastica correttiva Archivi - Pagina 6 di 8 - Cristiano Biagi

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La riduzione del seno come soluzione per il proprio benessere.

L’intervento di riduzione del seno, noto anche come mastoplastica riduttiva, è una procedura utilizzata per rimuovere il grasso in eccesso, tessuto e pelle dal seno.

Se presenti dei seni di grandi dimensioni, potresti scegliere di sottoporti a un intervento di riduzione del seno per alleviare il disagio o per raggiungere una dimensione del seno proporzionale al tuo corpo.

L’intervento di riduzione del seno potrebbe anche aiutare a migliorare il tuo aspetto e la tua capacità di partecipare ad attività fisiche.

Se stai considerando questa operazione, è importante capire cosa comporta affinché tu possa decidere consapevolmente.

Intervento di mastoplastica riduttiva: in quali casi è indicato e in quali casi è sconsigliato

La mastoplastica riduttiva è destinata alle donne che hanno delle mammelle eccessivamente grandi e vogliono risolvere problemi come i seguenti:

  • Dolore cronico alla schiena, al collo e alle spalle che richiede farmaci antidolorifici per via del seno troppo grande;
  • Eruzione o irritazione cutanea cronica sotto il seno;
  • Attività fisica obbligatoriamente limitata;
  • Cattiva immagine di sé in relazione ai seni grandi;
  • Difficoltà nel trovare e indossare reggiseni e abbigliamento.

L’intervento chirurgico di riduzione del seno generalmente non è raccomandato se:

  • Fumi (dovrai smettere alcuni mesi prima dell’operazione).
  • Presenti alcune malattie come il diabete o problemi cardiaci.
  • Soffri di una forte condizione di obesità.
  • Vuoi evitare cicatrici sul tuo seno.

È possibile effettuare interventi di riduzione del seno a qualsiasi età – a volte anche nelle adolescenti. Ma se il tuo seno non è ancora completamente sviluppato potrebbe essere necessario un secondo intervento chirurgico in età adulta.

Quando è consigliabile posticipare un intervento di mastoplastica riduttiva?

Ti consigliamo di posticipare l’intervento di riduzione del seno se hai già pianificato alcune operazioni future. Ecco di seguito quali:

  • Parto. Se vuoi allargare la famiglia, potresti aspettare fino a quando non partorirai. L’allattamento al seno potrebbe essere impegnativo dopo l’intervento di riduzione: anche se le tecniche chirurgiche ti aiutano a preservare la tua capacità di allattare al seno, nei casi più gravi è necessario traslare completamente il complesso areola capezzolo (C.A.C.) e le possibilità di allattare potrebbero ridursi notevolmente.
  • Perdita di peso. Se stai lavorando per perdere peso, hai cambiato la tua dieta e hai iniziato a svolgere esercizio fisico, potresti aspettare per decidere se la mastoplastica riduttiva sia adatta a te. Perdere peso può spesso portare a modifiche alle dimensioni del seno.

A questo punto ti starai probabilmente chiedendo se l’intervento comporta dei rischi. Passa al seguente paragrafo!

Mastoplastica riduttiva rischi

L’intervento di riduzione del seno presenta gli stessi rischi di qualsiasi altro tipo di chirurgia maggiore: sanguinamento, infezione e reazione avversa all’anestesia.

Tali rischi sono comunque rari in quanto prima dell’operazione scongiurerai queste eventualità effettuando opportune analisi prescritte dal chirurgo e assumendo degli antibiotici.

Ci sono inoltre alcune complicanze che potrebbero sopraggiungere dopo l’intervento di mastoplastica riduttiva, ma anch’esse decisamente rare. Ecco quali:

  • Riduzione o perdita di sensibilità nei capezzoli e nella pelle che circonda i capezzoli (areole).
  • Difficoltà o incapacità di allattare al seno.
  • Asimmetria mammaria, ovvero differenze nelle dimensioni e nella forma del seno destro e sinistro, che potrebbero portare ad un ulteriore intervento chirurgico per migliorare il tuo aspetto.

Hai inoltre potuto leggere che prima della mastoplastica il chirurgo ti prescriverà opportune analisi. Ma come si prepara nello specifico a svolgere la tua operazione?

Cosa succede prima della mastoplastica riduttiva

Durante le visite pre operatorie il chirurgo plastico valuta la tua storia medica e la tua salute generale e ti chiede quali sono le tue aspettative sulla dimensione e l’aspetto del seno dopo l’intervento chirurgico.

Fornirà inoltre una descrizione dettagliata della procedura e dei suoi rischi e benefici, comprese le probabili cicatrici post mastoplastica riduttiva e le possibili complicanze.

Inoltre esamina e misura le mammelle, scatta foto del seno per la tua cartella clinica e ti spiegherà il tipo di anestesia utilizzata durante l’intervento chirurgico.

Inoltre ecco cosa potrebbe chiederti prima dell’operazione:

  • Effettuare diverse analisi del sangue
  • Svolgere una mammografia di base
  • Smettere di fumare per un certo periodo di tempo prima e dopo l’intervento chirurgico
  • Evitare l’assunzione di aspirina, farmaci anticoagulanti e antinfiammatori e integratori a base di erbe (al fine di controllare il sanguinamento durante l’intervento chirurgico)

Tendenzialmente l’intervento viene svolto in Day Hospital, quindi tornare a casa poche ore dopo l’operazione. Nonostante ciò, fai in modo che ci sia qualcuno che ti possa accompagnare a casa dopo l’intervento chirurgico.

Cosa ci si può aspettare da una mastoplastica riduttiva?

L’intervento di mastoplastica riduttiva è di solito eseguito in sedazione profonda più anestesia locale delle mammelle, e può essere svolto sia in ospedale che in una struttura chirurgica ambulatoriale.

Durante l’intervento la tecnica specifica utilizzata per ridurre le dimensioni del seno può variare.

Tendenzialmente, ecco cosa fa il chirurgo:

  • Pratica delle incisioni intorno all’areola, in verticale verso il basso e talvolta anche in orizzontale vicino al solco sotto-mammario. L’unica cicatrice visibile sarà quella verticale.
  • Rimuove il tessuto mammario, il grasso e la pelle in eccesso per ridurre le dimensioni di ogni seno.
  • Rimodella il seno e riposiziona il capezzolo e l’areola. Questi di solito rimangono attaccati al seno, ma potrebbe essere necessario rimuoverli e poi riattaccarli in una posizione più alta come un innesto cutaneo se le mammelle sono molto grandi.

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Rippling al seno: ciò che devi conoscere per risolvere definitivamente

Se ti stai informando riguardo l’intervento di mastoplastica additiva sottomuscolare, sottoghiandolare o dual plane, hai probabilmente sentito parlare dell’effetto rippling al seno.

Il termine rippling deriva dall’inglese ripple, che in italiano significa ondulazione o increspatura.

Questo fenomeno, chiamato anche wrinkling (che significa corrugamento), consiste nella formazione di increspature in corrispondenza delle protesi mammarie.

Sebbene il rippling non sia di per sé un problema e soprattutto non compare sempre, quando sussiste può causare disagi dal punto di vista estetico e anche psicologico.

È quindi possibile che, in vista di una mastoplastica additiva, questa possibilità ti preoccupi. Avere un seno rifatto che fa le pieghe non è di certo una tua aspirazione.

Ma fortunatamente è possibile evitare la formazione di rughe dopo questa operazione!

Oggi parleremo in particolare delle cause dell’effetto rippling al seno, di il chirurgo può scongiurare questo problema e cosa fare quando noti delle increspature sulla pelle dopo un intervento.

Effetto rippling seno: cos’è e quali sono le cause

Si parla di effetto rippling quando le protesi non aderiscono perfettamente ai tessuti mammari che le circondano, precisamente alla capsula periprotesica.

A causa della scarsa o comunque non totale aderenza degli impianti è possibile notare su una o entrambe le mammelle delle increspature molto simili a delle rughe.

Tale effetto è di solito riscontrabile dopo qualche mese dall’intervento di mastoplastica, proprio quando si pensa di aver superato tutte le difficoltà!

Ma quali sono le cause del rippling al seno? Ecco di seguito le più comuni:

  • Utilizzo di protesi a bassa coesività, dunque a bassa aderenza.
  • Uso di impianti protesici non idonei alla conformazione delle mammelle.
  • Scarsa copertura tissutale delle protesi: questo accade di solito dopo una mastoplastica additiva sottoghiandolare. Con un tale posizionamento, a volte, i tessuti non sono sufficienti a coprire la protesi mammaria. Di conseguenza quando la protesi si increspa è più probabile vedere delle rughe sulla pelle.
  • Capsula cicatriziale troppo allentata: a volte la capsula cicatriziale che si forma naturalmente intorno alla protesi mammaria (capsula periprotesica) potrebbe essere più grande della protesi stessa. Questo causa l’abbassamento dell’impianto all’interno della capsula cicatriziale. Quando ciò accade, sulla protesi si formano delle onde che potrebbero causare delle increspature visibili.
  • Protesi saline sotto-riempite o sovra-riempite: questo vale solo per le protesi riempite di soluzione salina, poiché tutte le protesi in silicone sono già riempite dall’azienda produttrice. Quando le protesi sono riempite al di sotto o al di sopra della quantità di soluzione salina raccomandata dal produttore, è possibile che si formino delle increspature sul bordo delle protesi. Queste onde possono a loro volta essere visibili sulla pelle del seno.

È possibile che ti stia ponendo la seguente domanda: “Il rippling peggiora?”. Possiamo dirti che la visibilità delle increspature può aumentare in seguito a un dimagrimento, ma in realtà questo dipende da donna a donna.

Leggi anche il seguente articolo: “A che età si può rifare il seno? I rischi della mastoplastica additiva nei soggetti non maturi“!

Come il chirurgo può evitare l’effetto rippling

Sentire le protesi al seno increspate, senza però notarlo dall’esterno, non è preoccupante… Ma vedere le ondulazioni in corrispondenza delle protesi può creare davvero dei disagi.

Fortunatamente il chirurgo plastico ha a disposizione diversi modi per evitare questo problema. Ecco di seguito quali pratiche possono scongiurare l’effetto rippling:

  • Utilizzo di protesi in gel di silicone e ad alta coesività, come le protesi nanotesturizzate. Questi impianti, utilizzati da Dottor Cristiano Biagi, presentano delle minuscole incisioni che rendono la superficie estremamente coesiva. Di conseguenza il loro utilizzo riduce nettamente il rippling del seno.
  • Considerare la quantità di tessuto mammario. Il rippling è più evidente nelle donne con una quantità minore di tessuto mammario. Per ridurre al minimo le increspature nelle donne con una scarsa quantità di tessuto mammario, il chirurgo dovrebbe consigliare protesi più piccole. Anche la posizione degli impianti influisce sulla visibilità dell’effetto rippling.
  • Posizionare le protesi sotto i muscoli pettorali, completamente o parzialmente. La mastoplastica additiva sottomuscolare e la dual plane riducono nettamente la visibilità delle increspature, in quanto le protesi mammarie sono ben nascoste sotto i muscoli.
  • Considerare l’eventuale asimmetria del seno. Per creare una simmetria ed evitare il rippling, il chirurgo deve usare protesi di dimensioni diverse per ogni seno.
  • Scegliere una protesi dal profilo adatto alla conformazione del seno della paziente.
  • Evitare le protesi rotonde, le quali hanno maggiori possibilità di incresparsi rispetto alle ergonomiche e alle anatomiche.

E se l’effetto rippling è già evidente? In che modo è possibile rimediare?

Rippling seno: cosa fare per eliminare questo effetto?

Per eliminare il rippling delle protesi al seno il chirurgo può optare per diverse soluzioni, la cui scelta dipende principalmente dalle cause del problema.

Come puoi ben immaginare, tutte le soluzioni sono chirurgiche. Eccole di seguito presentate:

  • Sostituire la protesi troppo piccola, in modo da riempire al meglio la capsula periprotesica.
  • Restringere chirurgicamente la capsula che circonda le protesi, in modo che si adatti meglio all’impianto.
  • Sostituire le protesi saline con protesi in gel di silicone. Le protesi in gel di silicone tendono ad ondulare meno delle protesi saline, in quanto sono più stabili. Infatti il silicone riempie l’involucro in modo più omogeneo rispetto alla soluzione salina.
  • Aggiungere/rimuovere la soluzione salina agli impianti sotto/sovra riempiti.
  • Riposizionare l’impianto: l’introduzione della protesi sotto i muscoli pettorali potrebbe essere d’aiuto. Dà infatti una maggiore copertura alle protesi, riducendo la visibilità delle increspature.
  • Cambiare la forma della protesi: cambiare le protesi rotonde con protesi anatomiche o ergonomiche, che tendono ad incresparsi meno, può essere d’aiuto.
  • Lipofilling per rippling: il trasferimento di grasso da un’altra parte del corpo (come i glutei, l’addome o le cosce) al seno tramite l’innesto di grasso può rendere molto meno evidenti le increspature delle protesi.

Il rippling del seno è un effetto che il chirurgo plastico può evitare tramite le giuste pratiche.

È comunque una possibilità da prendere in considerazione prima di una mastoplastica additiva, in quanto la risposta a un intervento cambia da una donna all’altra.

Comunque sia la chirurgia plastica permette di rimediare a questo problema e nascondere le increspature.

Hai domande a riguardo? Compila il modulo sottostante per contattare Dottor Cristiano Biagi!

 

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Cicatrici cheloidi e chirurgia estetica

Vuoi sottoporti a un intervento di mastoplastica additiva sottomuscolare, sottoghiandolare o dual plane ma voci di corridoio ti hanno messo in guardia dalla cicatrice cheloide?

È normale che prima dell’intervento tu sia guardinga o perfino spaventata, e informarti dettagliatamente su ogni eventualità non è di certo un errore.

La formazione di cicatrici post operatorie anomale, come la cheloide o la cicatrice ipertrofica, è pur sempre una possibilità… Ma fortunatamente non è così comune, specialmente se parliamo della regione mammaria.

Oggi vogliamo parlarti delle cheloidi, spiegarti perché si formano e come rimediare con la chirurgia estetica e con altri trattamenti.

Vuoi sottoporti a un intervento al seno ma non sei ancora maggiorenne? Leggi il seguente articolo: “A che età si può rifare il seno? I rischi della mastoplastica additiva nei soggetti non maturi“!

Che cos’è una cicatrice cheloide?

Quando la pelle è ferita si forma un tessuto fibroso chiamato tessuto cicatriziale proprio sopra la lesione al fine di riparare e proteggere la cute.

In alcuni casi il tessuto cicatriziale supplementare si sviluppa in maniera anomala formando delle escrescenze in rilievo, lisce e dure chiamate cheloidi.

Tali cicatrici si formano più comunemente sul petto, sulle spalle, sui lobi delle orecchie e sulle guance. Però non è sempre così, in quanto possono colpire qualsiasi parte del corpo.

Attenzione però: quando la cicatrice si estende ben oltre i bordi della ferita originale allora non prende più il nome di cheloide. Si tratta in questo caso di una cicatrice ipertrofica.

Cicatrice cheloide: quando si verifica?

I cheloidi possono formarsi su qualsiasi ferita, tra cui un’ustione, un taglio o l’acne grave.

Possono svilupparsi anche durante la – scorretta – guarigione della lesione causata da un piercing, un tatuaggio o un intervento chirurgico.

Tendenzialmente il medico aspetta diversi mesi (non meno di 3) prima di diagnosticare l’effettivo sviluppo di una cicatrice patologica. Il motivo è semplice: questo tessuto cambia forma ripetutamente durante le prime settimane di sviluppo.

Quel che è certo è che i primi sintomi di una cicatrice cheloide si verificano dopo alcuni mesi dalla crescita del tessuto cicatriziale. E, in seguito a questi primi segnali, ci vogliono settimane o mesi prima che l’escrescenza si sviluppi.

Sintomi e cause della cicatrice cheloide

La cicatrice cheloide può avere le seguenti caratteristiche:

  • Inizialmente appare come una cicatrice rosa, rossa o viola.
  • È in rilievo e presenta una superficie liscia.
  • Il suo colore tende a scurirsi con il tempo. Di solito finisce per essere più scuro della pelle della persona, con il bordo più scuro del centro.
  • Una cicatrice ben formata si unisce perfettamente alla pelle circostante, la cheloide invece la sovrasta.
  • Alcuni cheloidi sono morbidi e pastosi. Altri sono duri e gommosi.
  • Una cheloide che fa male non è preoccupante: tali cicatrici causano spesso dolore, prurito e/o fastidio, specialmente al tatto. La nota positiva è che di solito questi sintomi scompaiono quando il tessuto smette di crescere.

Ma quali sono le cause di questa cicatrizzazione anomala?

In realtà i medici non sono ancora sicuri del motivo per cui la pelle di alcune persone cicatrizza in questo modo.

Sembra però che alcuni soggetti siano maggiormente predisposti allo sviluppo di cheloidi. Ecco quali:

  • Persone con la carnagione mediterranea o scura.
  • Ragazzi/e con meno di 30 anni di età, specialmente adolescenti.
  • Donne in dolce attesa.
  • Persone i cui familiari tendono a sviluppare cicatrici di questa tipologia (la genetica può quindi influire nello sviluppo di cheloidi).

Comunque sia, se dopo il tuo intervento di mastoplastica additiva noti lo sviluppo di cicatrici gonfie, doloranti o più in generale sospette, contatta il tuo chirurgo plastico.

Il medico infatti ti saprà consigliare il trattamento giusto per le tue cicatrici.

Cicatrice cheloide: cosa fare?

Dopo aver contattato il medico e in seguito alla diagnosi, segui alla lettera le sue indicazioni.

Tendenzialmente il chirurgo, il dermatologo o il tuo medico di base hanno l’obiettivo di appiattire, ammorbidire e migliorare l’aspetto della cicatrice.

In genere prima di pensare all’intervento chirurgico si provano i seguenti trattamenti, da soli o in combinazione:

  • Iniezioni di corticosteroidi, che possono aiutare a ridurre la cicatrice.
  • Crioterapia (congelamento), che può essere usata per ridurre la durezza e le dimensioni della cheloide. Funziona meglio sulle piccole neoformazioni.
  • Pomate o cerotti a base di silicone da applicare sulla cicatrice. Questi prodotti possono aiutare ad appiattire la cheloide.

Se l’aspetto del tessuto anomalo non migliora o se la situazione di partenza è già molto grave, allora si ricorre alla chirurgia.

La chirurgia estetica nel trattamento di una cicatrice cheloide

Devi sapere che una cicatrice cheloide può ricrescere sia dopo un trattamento chirurgico sia dopo un trattamento non chirurgico.

Migliorare il suo aspetto può però aiutarti nella sfera sociale, aumentare la tua autostima ed evitare l’imbarazzo che probabilmente ti causano frasi e sguardi indiscreti.

Come ti abbiamo anticipato, se dopo il trattamento non chirurgico non si ottengono dei miglioramenti, il medico ti consiglierà sicuramente la chirurgia.

Ecco quali procedure possono aiutarti se presenti una o più cicatrici cheloidi:

  • Laserterapia. Il laser può aiutare ad appiattire la cheloide e può anche sbiadirne il colore, rendendola più simile alla pelle circostante.
  • Rimozione chirurgica. Consiste nell’escissione intralesionale, ovvero nell’asportare parzialmente la cheloide. Nello specifico, il chirurgo non rimuove tutta la cicatrice ma solo la parte crescita in maniera eccessiva.

Dopo la chirurgia della cicatrice cheloide, mantenere una pressione costante sull’area riduce il flusso sanguigno. Questo può aiutare a impedire il riformarsi del tessuto in eccesso.

In conclusione

Le cicatrici cheloidi non si riassorbono ma non sono comunque dannose per la salute. Però la loro formazione può causare forte imbarazzo.

Non a caso la maggior parte delle persone che vogliono eliminare le cheloidi lo fanno perché non gradiscono il loro aspetto.

Per fortuna i trattamenti disponibili (chirurgici e non chirurgici) possono migliorare queste formazioni di tessuto.

Vuoi prenotare una visita perché il medico ti ha consigliato l’escissione chirurgica di una cicatrice cheloide? Allora compila subito il modulo sottostante per contattare Dottor Cristiano Biagi!


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Ecco alcuni consigli pratici per vivere al meglio la fase di guarigione.

 

 

Uno degli interventi più richiesti al dott. Biagi è la mastopessi. Molte pazienti sono interessate a migliorare l’aspetto del proprio seno e, per questo, richiedono operazioni che le aiutino a sentirsi a loro agio.

Dopo gli interventi di mastoplastica additiva, che sia sottomuscolare, retroghiandolare o Dual plane, l’intervento di mastopessi è molto richiesto perché aiuta a ristabilire la tonicità del seno in una modalità sicuramente meno invasiva.

La mastopessi, infatti, è l’intervento ideale per risolvere il problema del seno cadente, inteso come ptosico in termini medici, che si può presentare a seguito di un forte dimagrimento, gravidanze e allattamento. È un normale processo fisiologico che incida sulla tenuta dei tessuti del seno.

In questo articolo di approfondimento, parleremo del decorso post operatorio e su come gestire le cicatrici.

 

Come deve essere gestita una mastopessi.

Viene più frequentemente conosciuta, spesso sbagliando, come un lifting al seno. In parte è vero, nel senso che l’intervento aiuta nel recupero della tonicità della pelle e quindi ha l’obiettivo di ringiovanire le mammelle, eliminando chirurgicamente la pelle in eccesso.

Andiamo nel dettaglio.

Va specificato che si tratta di un vero intervento chirurgico che comporta una sedazione profonda, delle incisioni e, quindi, un recupero post operatorio connesso alla guarigione delle ferite.

 

Come si procede.

Le tipologie di intervento prevedono tre metodi di incisione, in base alla gravità della situazione:

  • periolare
  • periolare e verticale
  • periolare verticale e orizzontale

 

Le tre tipologie dipendono dalla quantità di tessuto lasso da rimuovere e, di conseguenza, si tratta di operazioni più o meno invasive in base all’importanza del caso specifico.

Se l’azione del dott. Biagi richiede una maggiore invasività, le incisioni saranno più pronunciate perché utili a intervenire su una porzione di pelle maggiore.

Alcune donne approfittano dell’operazione per  aumentare il seno di qualche taglia. Durante l’intervento di mastopessi, infatti, è possibile inserire delle protesi per contribuire a dare tono e volume alle mammelle. In questo caso parliamo di mastopessi additiva, una perfetta combinazione tra la mastopessi e mastoplastica additiva, che può essere eseguita nel corso dello stesso intervento.

Durante il decorso post operatorio è di fondamentale importanza fare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali:

  • Bisogna indossare un reggiseno contenitivo, anche se non si sono inserite protesi. Si tratta di un vero presidio medico che serve a mantenere il seno nella giusta posizione e lo preserva da traumi, permettendo alle cicatrici di non aprirsi e di guarire bene.
  • Evitare di dormire a pancia in giù, o in generale in posizioni che possono costringere il seno in un modo scorretto, tale da spostare le protesi.
  • Bisogna stare a riposo almeno 10 giorni, non sottovalutando gli sforzi legati a piccoli gesti quotidiani. L’attività regolare può essere ripresa a breve ma sempre dopo aver avuto l’ok del medico.
  • Bisogna massaggiare il seno secondo le indicazioni che verranno date dal dott. Biagi. Il movimento, anche quello fisico, aiuta la circolazione e previene il rischio di trombosi. Ma deve essere praticato con attenzione e con calma.
  • È fondamentale evitare di assumere farmaci anticoagulanti. Tuttavia, se stai facendo una terapia farmacologica specifica, sarà il medico a consigliare quale sia la somministrazione più sicura.
  • Bisogna evitare docce nei primi giorni poiché le ferite devono rimanere il più asciutto possibile per favorire la cicatrizzazione.

 

 

Sulla cicatrizzazione bisogna prestare particolare attenzione.

Inizialmente la zona incisa avrà un colore piuttosto scuro che andrà via via schiarendo tornando ad assomigliare al colore normale della pelle. Per questo, però, è necessaria una cura scrupolosa.

Le cicatrici devono essere ben idratate con creme apposite e non devono essere esposte al sole, almeno nel primo periodo. Questo non sarà difficile considerando che rimangono coperte dagli indumenti e anche dal costume, nel caso in cui si voglia andare al mare superati i tempi previsti.

Il seno risulta normale, ossia completamente guarito, superati i 6 mesi. A quel punto le mammelle saranno totalmente sgonfie e prive di ecchimosi.

Le pazienti del dott. Biagi sono molto soddisfatte dei risultati ottenuti con la mastopessi. Il seno appare sodo, tonico e ringiovanito, dall’effetto naturale.

Per questo, affidati sempre alla consulenza di un esperto del settore e contatta il dott. Biagi per una visita di controllo a condizioni agevolate.

Foto di Maryia Plashchynskaya da Pexels


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Quando è necessaria e perché.

Va subito specificato che non è necessario revisionare la tasca protesica.

Questa è la terminologia tecnica che prevede di dover intervenire sulla tasca protesica a seguito di una mastoplastica additiva solo se nel decorso post operatorio si sono presentati dei problemi.

Al dott. Biagi capita di dover rimediare a situazioni negative dovute alla cattiva gestione di una precedente operazione.

Qui parliamo in maniera approfondita di cosa sia la revisione protesica, quando è necessaria e i tempi di guarigione.

 

 

Come si riconoscono i sintomi.

Il sintomo evidente di un imprevisto alla tasca protesica si nota dall’asimmetria mammaria.

Quando il seno appare difforme può essere un campanello d’allarme di qualcosa che non è andata come doveva. Quando siamo di fronte a questa condizione è evidente che le protesi si stanno muovendo.

Anche se a volte può sembrare che la protesi sia uscita dalla tasca, questi tipi di inconveniente è praticamente impossibile che si realizzino.

Piuttosto capita che le protesi si muovano verso l’alto e verso il basso, e anche in senso trasversale verso la parte controlaterale del seno.

Questo problema generalmente è legato a una cattiva gestione del primo intervento, quando il chirurgo sicuramente ha fatto un errore di valutazione sulla grandezza della tasca.

Se questa viene fatta troppo grande rispetto alla protesi da inserire, inevitabilmente si creerà uno spazio vuoto che permetterà all’impianto di spostarsi.

Fondamentale, inoltre, è indossare il reggiseno contenitivo per tutto il tempo previsto dal decorso post operatorio. La costrizione, che è normale essere fastidiosa, però garantisce il giusto posizionamento del seno in modo che le protesi, aderendo bene ai tessuti della mammella, finiscano per esserne inglobati.

 

 

Cos’è la tasca protesica e a cosa serve.

Durante un intervento di mastoplastica additiva, che sia sottomuscolare, retroghiandolare o Dual Plane, il dott. Biagi deve necessariamente ricavare nella zona della mammella uno spazio in grado di accogliere la protesi che deve essere inserita.

In tutte le tecniche applicabili, il chirurgo lavora per realizzare uno spazio tra i tessuti della mammella, la ghiandola e il muscolo pettorale che sia in linea con la forma della protesi prescelta. Sarà piuttosto grande se l’aumento di volume vuole essere di una certa importanza e più piccola se la misura è ridotta.

La tasca viene costruita ad hoc, in base alle necessità del caso specifico.

In base alle decisioni prese dal chirurgo in accordo con la paziente, le tasche possono essere ricavate incidendo:

 

-la zona periareolare: ossia l’areola mammaria.

-la zona ascellare: dove il seno si congiunge all’ascella.

-la zona sottomammaria: si tratta del tipo di incisione forse più invasiva, da realizzare nel punto in cui la mammella si stacca dal torace.

 

Queste tecniche variano in base alle esigenze del caso e al tipo di intervento che viene praticato.

Nel caso in cui si presentino delle complicazioni postume all’intervento, durante la convalescenza, il dott. Biagi può decidere di intervenire revisionando la tasca. Può capitare che l’intervento debba riguardare entrambi i seni o soltanto uno.

 

Come si procede?

Come abbiamo già detto, la revisione della tasca protesica non è obbligatoria, ma necessaria solo in caso di necessità. In base ai casi, il dott. Biagi può decidere di intervenire secondo tre strategie:

  • Se lo spostamento è laterale, il chirurgo procede ricollocando la protesi verso il centro del corpo.
  • Se la protesi di sposta verso il basso, il dott. Biagi applica un restringimento della tasca nella parte inferiore, in modo che la protesi salga verso l’alto e qui si mantenga.
  • Se la tasca risulta essere troppo larga, con appositi punti di sutura si può rimpicciolire lo spazio, in modo che la protesi non possa spostarsi.

 

Se credi di aver avuto disturbi di questo tipo, rivolgiti al dott. Biagi che sicuramente saprà consigliarti al meglio su quale sia la problematica che ti affligge e come risolverla.

 

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