chirurgia del seno Archivi - Pagina 10 di 11 - Cristiano Biagi

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Con l’arrivo della bella stagione, molte donne hanno il desiderio di migliorare il proprio corpo magari con un nuovo seno che le faccia sentire a proprio agio. La mastoplastica additiva in estate può essere eseguita senza alcun timore né controindicazione. Nell’immaginario comune, l’estate è la stagione meno adatta per dedicarsi a procedure delicate ma nel caso degli interventi di chirurgia del seno non è così. Ogni donna può sottoporsi a un intervento di mastoplastica quando lo desidera, anche in piena estate. L’importante è seguire alcuni consigli e indicazioni per affrontarla al meglio.

Tengo a precisare che gli interventi di chirurgia estetica sono programmabili e quindi le pazienti più timorose potranno decidere di fissare l’operazione per l’inizio dell’estate. Molte prediligono la bella stagione perché offre la possibilità di dedicare del tempo a se stesse e di non avere pensieri in merito alla richiesta di permessi e giorni di malattia al lavoro.

 

Mastoplastica additiva: intervento e convalescenza estivi

 

La mastoplastica additiva, correttiva o riduttiva non hanno prescrizioni particolari durante l’estate, i tempi di recupero sono relativamente brevi per cui si può mettere da parte ogni paura. Bisogna però osservare una speciale attenzione durante la convalescenza. All’assiduo controllo post-operatorio, bisogna affiancare una particolare cautela nel trattamento degli esiti cicatriziali. La cura delle cicatrici deve essere seguita con costanza: fin dai primi giorni con l’attenta copertura delle stesse e, nel corso delle settimane, applicando creme e unguenti protettive consigliate dal chirurgo anche quando l’area è completamente coperta dagli indumenti. La pelle beneficerà dell’azione topica delle applicazioni e manterrà la propria elasticità. Naturalmente per le prime settimane non bisogna sottoporsi a stress fisici, né sollevare pesi.

Lo stesso discorso vale per la mastopessi e per gli interventi di chirurgia del seno in generale che sono molto gestibili, soprattutto nel post-operatorio. L’uso dei reggiseni specifici con finalità terapeutiche non comporta alcuna controindicazione nella stagione estiva.

Il consiglio che sento di dare a tutte le donne che desiderino affrontare la chirurgia del seno è posticipare la partenza per le vacanze di almeno 2-3 settimane. Questo, non solo per seguire la fase post operatoria ma anche per consentire un recupero più completo possibile e godersi le attività ricreative senza alcuna preoccupazione.

 

Quali sono gli interventi che possono attendere

 

Gli unici interventi in merito a cui ci sono più riserve sono: liposcultura, lifting del viso, blefaroplastica e rinoplastica. La liposcultura prevede l’utilizzo di una guaina contenitiva per almeno 30 giorni dopo l’intervento, con il caldo estivo sarebbe molto faticoso e fastidioso indossarla. Il lifting del viso richiede di non esporsi al sole per almeno 60 giorni dopo l’intervento, una condizione che non si concilia con l’estate. Inoltre, blefaroplastica e rinoplastica richiedono la protezione completa dal sole per un minimo di 30 giorni e l’utilizzo di creme ad alto SFP. In abbinata, si consiglia anche l’uso di cappelli e occhiali.

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels


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Mammella tuberosa. Una diagnosi che molte donne accolgono con il timore e con la preoccupazione di potersi sentire a proprio agio con il proprio corpo. La mammella tuberosa è una malformazione della ghiandola mammaria. Il seno si sviluppa protendendosi in avanti come se fosse “incarcerato” da una spessa cotenna. Le parti laterali del seno risultano quindi schiacciate rispetto alla classica forma semicircolare. Un seno oppure entrambi risultano avere una base stretta, un aspetto cadente con areole spesso molto grandi.

La mammella tuberosa può interessare anche pazienti giovani che oltre subirne le conseguenze fisiche, devono confrontarsi con un disagio anche psicologico. Inoltre, la mammella tuberosa, nei casi più severi, può pregiudicare anche l’allattamento. Il protocollo principe per la risoluzione di quest’anomalia: la mastoplastica correttiva.

 

 

Mastoplastica correttiva per mammella tuberosa

 

L’intervento consiste in un’incisione periareolare, dove si isola la ghiandola mammaria liberandola dalle aderenze e allargandola. Questa tecnica, chiamata espansione ghiandolare consente di operare agevolmente e, a seconda dei casi, di suturare la ghiandola nella posizione idonea. Viene poi posizionata una protesi, la cui forma e il volume è stato precedentemente scelto insieme alla paziente. Il più delle volte vengono scelte delle protesi anatomiche leggermente proiettate in avanti. Per una simmetrizzazione corretta dei seni, in caso di mammelle tuberose con volumi differenti, consiglio sempre la scelta di due protesi diverse per un risultato finale più armonico. Un altro elemento importante è la correzione dell’areola, in taluni casi abbinando una mastopessi.

Si tratta di un intervento complesso che, se eseguito nel modo appropriato, dà risultati permanenti e naturali molto soddisfacenti.

Un seno proporzionato per una maggiore serenità

 

Un esito chirurgico positivo offre molti benefici alle pazienti, psicologici e fisici. La sensazione di inadeguatezza si dissolve, la donna può riprendere le proprie attività sociali e lavorative, avendo cura di seguire i protocolli di convalescenza e di non fare sforzi importanti entro i primi 15-20 giorni dall’intervento. Le suture, in particolare quelle in corrispondenza dei punti trans cutanei, dovranno essere controllate frequentemente dal chirurgo.

Foto di Pixabay su Pexels


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Mastoplastica e mantenimento dei risultati accendono la curiosità delle pazienti che hanno scelto di regalarsi un nuovo seno. Credo sia giusto dire che la mastoplastica è l’inizio di un percorso che dura una vita: le protesi durano a lungo ma non sono eterne e la loro manutenzione e sostituzione è essenziale per avere sempre un seno adatto alla fisicità nelle diverse stagioni della vita. Il mio ruolo di chirurgo etico mi spinge ad approfondire questo argomento per fare chiarezza e rassicurare le pazienti più timorose. Naturalmente ogni percorso di mastoplastica ha la sua storia, ogni donna ha la sua storia e vi sono degli accorgimenti specifici che variano caso per caso.

 

 

Come mantenere i risultati di una mastoplastica?

 

Sembra una banalità ma nel corso della mia esperienza non mi stanco mai di ripeterlo: uno stile di vita sano è sicuramente un’ottima base per il mantenimento sia dei risultati della mastoplastica che per il proprio stato di salute. Smettere di fumare può ridurre il rischio di contrarre infezioni post operatorie. L’esito dell’intervento chirurgico, specialmente nella primissima fase post operatoria, può essere influenzato dall’interazione con farmaci e integratori quindi sarebbe auspicabile, laddove necessario, stilare un piano terapeutico condiviso. Un altro importantissimo fattore è l’esposizione al sole e l’uso di lampade abbronzanti, soprattutto in merito al processo di cicatrizzazione. Utilizzare regolarmente una crema con un alto valore di protezione solare (almeno SFP 30), può aiutare a proteggere la pelle. Bisogna applicarla anche anche quando si è completamente vestiti nella regione trattata, nonostante la progressiva scomparsa delle cicatrici.

Una volta passato il tempo prescritto per l’inizio delle attività fisiche, consiglio di praticare uno sport. Non deve essere necessariamente molto faticoso ma un minimo di movimento può aiutare a mantenere il proprio peso forma. Inoltre, è importante applicare creme e unguenti che migliorino tono ed elasticità della pelle anche dopo la fase della cicatrizzazione. Una delle raccomandazioni che faccio sempre è quella di mantenere una buona idratazione. Bere la giusta quantità d’acqua aiuta a proteggere lo stato di salute dei tessuti.

Visite di controllo e prevenzione

 

Tengo a ricordare l’importanza della prevenzione: è giusto che ogni paziente si sottoponga a periodici esami di controllo senologici. La mastoplastica è un intervento assolutamente sicuro e non interferisce con gli esiti diagnostici di ecografie e mammografie, basta segnalarne la presenza al medico.

Foto di Andrea Piacquadio su Pexels


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Lipofilling al seno sì o no? La risposta corretta è sì ma solo in alcuni casi specifici. Ho già parlato di questo argomento qui, tuttavia è giusto rassicurare le donne che leggono spesso notizia contrastanti in merito a questa procedura. Il lipofilling consiste nel prelievo di cellule adipose da parti del corpo come addome, che vengono trapiantate nell’area da trattare. Dal momento che si tratta di cellule adipose è fondamentale agire con precisione e accuratezza rispetto ai volumi da restituire al corpo, per un effetto più naturale possibile.

Tengo a precisare che il lipofilling al seno non sostituisce una mastoplastica additiva laddove richiesta.

 

 

Ecco in quali casi è indicato

 

Il lipofilling al seno è la soluzione ideale per trattare uno svuotamento della mammella inseguito all’allattamento o a un perdita di peso drastica. In questo caso, è fondamentale che il punto di iniezione in cui inoculare le cellule adipose sia individuato con estrema precisione. Un altro fattore è la corretta sterilizzazione e depurazione del grasso, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di infezione. Inoltre, un cattivo accumulo di grasso potrebbe portare alla deformazione del seno, alla formazione di noduli e granulomi e a sintomatologie dolorose. Nei casi più gravi, un eccesso di iniezione di grasso potrebbe generare una necrosi del tessuto mammario. In genere, sarebbe ragionevole raggiungere l’aumento di appena una taglia con il lipofilling, considerando che non si tratta di un intervento duraturo in quanto circa il 30% delle cellule viene riassorbito dall’organismo. Per un risultato di maggiore durata e con meno rischi è utile valutare una mastoplastica additiva.

 

 

Quando è meglio non farlo

 

La non invasività del lipofilling rappresenta una sirena irresistibile per le pazienti più timorose ma questo aspetto non deve trarre in inganno. Questa procedura è assolutamente sconsigliata per il trattamento del seno cadente o ptosi mammaria. Le iniezioni di grasso non vanno a correggere le asimmetrie, anzi potrebbero aggravare la situazione perché aggiungono un volume che tende a pesare ul seno. Una mastopessi additiva, invece, sarebbe risolutiva e restituirebbe alla paziente che soffre di ptosi un seno più armonico e bello.

Foto di Evelyn Chong su Pexels


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Chirurgia estetica e femminilità fanno parte del mio vivere quotidiano. Come chirurgo estetico etico sono cosciente del grande ruolo che ha la mia figura di professionista per le mie pazienti. Molte donne mi chiedono di aiutarle a cambiare per restituire loro il benessere psicofisico per potersi riconciliare con la propria femminilità. La prima visita è fondamentale proprio per questa ragione: ascoltare le pazienti consente di arrivare al cuore dell’esigenza di cambiamento. La chirurgia estetica non è un vezzo e ogni intervento offre delle indicazioni precise sul modo di intendere la femminilità di ciascuna paziente.

Tutte le istanze di cambiamento devono essere ascoltate ed affrontate con la giusta cautela e delicatezza. Molto spesso, dietro la richiesta di un seno più prorompente o di labbra più sensuali e un corpo snellissimo ci sono delle dinamiche psicologiche complesse.

 

 

Il giusto equilibrio e gli interventi adatti

 

Non sono uno psicologo ma in quanto chirurgo etico credo che sia indispensabile entrare in sintonia con la paziente, creando un rapporto di fiducia e sicurezza. La chirurgia estetica è come un viaggio che ogni donna compie verso se stessa e che attraversa tutte le fasi della vita. Bisogna prendere per mano con professionalità e sensibilità la paziente e guidarla verso l’intervento più idoneo. Ad esempio, spiegare nei minimi dettagli le procedure con i relativi limiti può essere molto importante per dare alla paziente una visione realistica dei risultati attesi. Non accetterei di praticare una mastoplastica additiva su una quarta misura, al contrario, consiglierei un diverso intervento che esalti la naturale bellezza del seno, salvaguardando l’armonia e le proporzioni del corpo. Mi è accaduto di effettuare più di una mastoplastica correttiva per correggere gli esiti operatori di altri interventi. In quei casi, nel corso della mia carriera ho potuto constatare la grande importanza del ruolo di guida che ha il chirurgo.

 

 

Quando il chirurgo etico dice no

 

Se una paziente sostiene di non poter uscire a causa del proprio seno o copre gli specchi per non vedere la propria immagine, il discorso cambia. In questo caso, si tratta di dismorfofobia. Una patologia che distorce la percezione del proprio corpo e che necessita l’intervento di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Naturalmente, stiamo parlando di situazioni particolari. Nel campo della chirurgia estetica è sempre più frequente che arrivino richieste di interventi che partono più da condizionamenti esterni che da esigenze oggettive. Voler somigliare a una diva del cinema, a una famosa modella o a una showgirl non è un buon motivo per ricorrere al bisturi. Un chirurgo estetico etico ha il dovere di dire di no. Soprattutto perché ha a cuore la salute della paziente e vuole esaltarne la naturale bellezza.

Foto di Yan Kukrov su Pexels











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